L’AGONIA DI OLIMPIA

A Milano, la protesta contro il vertice sulle Olimpiadi è degenerata in violenti scontri tra antagonisti e forze dell’ordine, tra cariche e fitto lancio di oggetti. Il bilancio finale registra diversi feriti tra gli agenti e gravi danni agli arredi urbani nel cuore della città.

Il gas lacrimogeno che annebbia Milano è l’esatto opposto dell’incenso che bruciava sugli altari di Zeus. Pindaro cantava l’aristocrazia dello spirito, dove la vittoria atletica era la rivelazione di una grazia divina, un fulmine di eternità di fronte a un’esistenza precaria. Oggi, la città sventrata e la folla inferocita dimostrano che abbiamo mantenuto la competizione perdendo il Sacro. Siamo tornati a essere ciò che Pindaro definiva con disprezzo: «Sogno di un’ombra è l’uomo». La tregua sacra è infranta non dagli eserciti, ma dai cittadini stessi. L’evento milanese non unisce, divide; non eleva, ma trascina nel fango della contesa politica. L’oro delle medaglie moderne è vile metallo, privo di quella luce che per Pindaro rendeva la vita degna di essere vissuta. «L’acqua è la cosa migliore, mentre l’oro, come fuoco che brucia nella notte, risplende su ogni magnifica ricchezza». Noi abbiamo l’oro bruciante degli appalti e degli sponsor, ma abbiamo perso l’acqua purificatrice del rito. La violenza di piazza durante i preparativi olimpici è la prova che la Hybris (tracotanza) ha sostituito l’Arete (virtù). E Pindaro, ci avverte che chi cerca la grandezza senza giustizia interiore prepara solo la propria rovina. «Ma se qualcuno spera, operando, di sfuggire al dio, si inganna».
DC

Riferimento: Pindaro – Olimpica I / Pitica VIII

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