Rose

L’autobus di Montgomery disegnato nei tratti di Rosa Parks

A Montgomery, Alabama, nel 1955, Rosa Parks si rifiutò di cedere il suo posto sull’autobus a un uomo bianco infrangendo le leggi sulla segregazione razziale.


Un giorno come tanti
Il gelo legava la mie caviglie.
Ero libera
Dentro una prigione fatta di odio.
L’autobus colmo di anime senza colore
Sembrava stanco come me. Forse più.
Il finestrino appannato mi ingannava
Di un mondo buono,
Di una felicità che non era per me. Non era per quelli come me
Forse colpa dei miei capelli ricci ,
Gli occhi troppo grandi
O la mia pelle che aveva il colore della notte
Le catene si erano rotte da tempo
Ma quel giorno ,
Un giorno cone tanti
Le ho sentite di nuovo stringere.
“Alzati”
Grida come pugnalate
Sul mio corpo stanco
Ma quella volta no
Rimasi in piedi pur restando seduta
E il bianco privilegio
Dovette inchinarsi

MM


“Che cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no” . Albert Camus apre così la sua indagine sulla dignità umana, definendo l’istante esatto in cui la coscienza si desta dall’abitudine. Rosa Parks, immobile su quel sedile di Montgomery, incarna perfettamente questa geometria esistenziale: il suo rifiuto non è una rinuncia, poiché il rivoltoso è anche, fin dal primo movimento, “un uomo che dice di sì” . Come scrive Camus,“questo no afferma l’esistenza di una frontiera” , un confine oltre il quale l’ingiustizia non è più tollerabile perché tocca l’essenza stessa dell’individuo. Non vi è calcolo politico nel suo gesto, ma la consapevolezza di aver toccato quel punto in cui “lo schiavo dice d’un tratto: così e non oltre” Rimanendo seduta, Rosa ha trasformato un banale divieto amministrativo in un assoluto metafisico, dimostrando che « la rivolta non è altro che il movimento della vita » che si rifiuta di essere ridotta a cosa.
DC

Riferimento: L’uomo in rivolta – Albert Camus (L’Homme révolté, 1951)


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