IL BEL PAESE

Ieri sera, nel tradizionale messaggio di fine anno, il Presidente Mattarella ha celebrato la nostra “storia di successo”, invitando il Paese alla coesione e a “disarmare le parole” in vista delle sfide del 2026.

Non si può non provare un brivido di nostalgia davanti all’immagine di un’Italia così ordinata e coesa, mentre i versi del Ghibellin Fuggiasco risuonano nelle orecchie di chiunque abbia il vizio di leggere la realtà. Il Presidente ci descrive un giardino rigoglioso, mentre Dante urlerebbe ancora: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”. Si celebra la “storia di successo”, mentre la nostra patria continua a essere il luogo dove “i vivi tuoi non stanno sanza guerra, e l’un l’altro si rode”, specialmente quando si tratta di spartirsi le briciole di una legge di bilancio. È meraviglioso vedere come, dopo sette secoli, la retorica dell’unità sia ancora il velo preferito per nascondere che siamo una “nave sanza nocchiere”, o forse con troppi nocchieri intenti a svuotare la stiva. Eppure, ascoltando il Colle, quasi ci si convince che il Purgatorio sia in realtà un resort di lusso, e che il dolore dei contribuenti sia solo una melodia necessaria per completare l’armonia della nazione. Per l’anno nuovo, vi auguriamo la grazia di saper “disarmare le parole” fino a non sentire più il peso delle catene. Il traghettatore è sereno. Tanto basta. Buona traversata.
DC

Riferimento: Dante Alighieri – Divina Commedia (Purgatorio, Canto VI)

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