IL DIRITTO DI NON TOLLERARE

L’aviazione statunitense colpisce i palazzi del potere a Caracas. L’intervento militare mira a scardinare il regime di Nicolás Maduro, aprendo una frattura irreversibile negli equilibri del continente.

Mentre la polvere dei crolli si deposita sulle strade venezuelane, emerge il profilo duro dell’etica della responsabilità. Popper, osservando i totalitarismi del Novecento, aveva già tracciato la mappa per comprendere questo momento: non possiamo permetterci l’inazione in nome di una tolleranza suicida. L’intervento americano risponde a quella che Popper definisce la necessità di difendere le istituzioni della libertà, poiché «la tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza». Se le forze democratiche restassero a guardare mentre un regime chiude ogni spazio vitale, diverrebbero complici della propria fine. L’autore è tassativo: «Dovremmo proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti». Quello che vediamo a Caracas è l’applicazione pratica di questo principio filosofico; non è imperialismo, ma autodifesa preventiva della società aperta, dato che «se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l’attacco degli intolleranti, i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi». La forza, qui, serve a riaprire ciò che era stato sigillato.
DC

Riferimento: Karl Popper – La società aperta e i suoi nemici (1945)
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PREGHIERE SCALZE

IL NUOVO LEVIATANO

Zohran Mamdani giura come Sindaco di New York. Il primo discorso ufficiale segna un netto cambio di rotta: toni moderati e pragmatismo istituzionale sostituiscono la retorica radicale degli esordi.

Zohran Mamdani ha giurato e la rivoluzione è finita prima di iniziare. L’attivista radicale ha rimpiazzato le grida di piazza con un rassicurante protocollo d’ordine, liquidando il passato per garantire la stabilità politica. La sua nuova postura verso Israele e la comunità ebraica risponde all’imperativo categorico del Leviatano, il quale esige che il sovrano agisca esclusivamente per la conservazione della pace interna. Mamdani applica il teorema secondo cui “si conferisce tutto il proprio potere e la propria forza a un uomo o a un’assemblea di uomini che possa ridurre tutte le loro volontà a una volontà sola”. L’attivista che dissentiva quindi appartiene allo stato di natura, e il sindaco che concilia le due forze appartiene allo Stato civile. Egli ci dimostra che l’ufficio pubblico richiede il silenzio delle opinioni private, poiché “il patto è obbligatorio, e la libertà dei sudditi consiste solo in quelle cose che il sovrano ha omesse”. La sua moderazione è la conseguenza logica dell’aver accettato di portare la maschera dell’autorità, sapendo che “chi incarna la persona del popolo deve spogliarsi della propria”.
DC

Riferimento: Thomas Hobbes – Il Leviatano
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FUOCO SENZA VOCE

IL BEL PAESE

Ieri sera, nel tradizionale messaggio di fine anno, il Presidente Mattarella ha celebrato la nostra “storia di successo”, invitando il Paese alla coesione e a “disarmare le parole” in vista delle sfide del 2026.

Non si può non provare un brivido di nostalgia davanti all’immagine di un’Italia così ordinata e coesa, mentre i versi del Ghibellin Fuggiasco risuonano nelle orecchie di chiunque abbia il vizio di leggere la realtà. Il Presidente ci descrive un giardino rigoglioso, mentre Dante urlerebbe ancora: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”. Si celebra la “storia di successo”, mentre la nostra patria continua a essere il luogo dove “i vivi tuoi non stanno sanza guerra, e l’un l’altro si rode”, specialmente quando si tratta di spartirsi le briciole di una legge di bilancio. È meraviglioso vedere come, dopo sette secoli, la retorica dell’unità sia ancora il velo preferito per nascondere che siamo una “nave sanza nocchiere”, o forse con troppi nocchieri intenti a svuotare la stiva. Eppure, ascoltando il Colle, quasi ci si convince che il Purgatorio sia in realtà un resort di lusso, e che il dolore dei contribuenti sia solo una melodia necessaria per completare l’armonia della nazione. Per l’anno nuovo, vi auguriamo la grazia di saper “disarmare le parole” fino a non sentire più il peso delle catene. Il traghettatore è sereno. Tanto basta. Buona traversata.
DC

Riferimento: Dante Alighieri – Divina Commedia (Purgatorio, Canto VI)

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UN CUORE DI VETRO

L’ARTE DEL THINK BIG

Il ritorno degli Epstein Files. Tra i nomi desecretati riemerge quello di Donald Trump. Un’ombra dal passato che interroga il presente politico americano.


Di fronte alla grandiosità, talvolta grottesca, degli scenari evocati dai documenti, The Art of the Deal ci offre una chiave di lettura basata sulla filosofia del “Pensare in Grande” (Think Big). L’attrazione verso figure potenti, anche se oscure, esiste perché l’ambizione non si accontenta della mediocrità e cerca istintivamente i vertici della piramide, ovunque essi siano. L’intersezione tra le orbite di Trump ed Epstein riflette la tendenza inevitabile dei “grandi giocatori” a occupare lo stesso spazio ristretto. Trump teorizza questo approccio come una necessità vitale: “Alla maggior parte delle persone piace pensare in piccolo perché hanno paura del successo, paura di prendere decisioni, paura di vincere… Io amo pensare in grande. Se stai per pensare comunque, tanto vale pensare in grande”. Questa spinta verso l’eccesso trasforma la frequentazione di certi ambienti non in una scelta viziosa, ma in una conseguenza dimensionale del proprio ego e dei propri affari. Ed è proprio in questo caso che bisogna comprendere come le dinamiche dell’iper-ricchezza sfuggano alle categorie della normalità, perché chi opera su scala globale tende a incontrare solo altri giganti, ignorando spesso le ombre che questi proiettano al suolo.
DC

Riferimento: Donald J. Trump – The Art Of The Deal

Un’Altalena Di Wall Street

Nella tarda serata di ieri a Washington, il presidente Donald J. Trump ha parlato alla Nazione.


Il Paese ascolta
Dalle sue finestre digitali,
Parla il potere con voce ferma
Ed il mondo ciondola
Come un altalena di Wall Street.
Io sono la medicina amara
Per curare da chi ci ha ammalato .
Sono quel muro eretto per
Proteggerti dal ladro ,
Il giusto dazio
Per proteggere la libertà .
Torneranno a suonare le nostre canzoni
E saranno le più belle di sempre.
MM


La rivendicazione di aver reso l’America «rispettata» e «più forte che mai» risponde alla necessità primaria del Principe di curare la propria reputazione, sapendo che «ognuno vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei». L’economia “riparata” in undici mesi è l’esercizio della Virtù che doma la Fortuna avversa ereditata dal predecessore (Biden), un atto necessario poiché «un principe deve non avere altro oggetto né altro pensiero… fuori della guerra e degli ordini e disciplina di essa», intendendo qui la guerra economica. Il consenso si ottiene mostrando risultati tangibili, perché «il volgo va sempre preso con quello che pare e con l’evento della cosa», e non c’è evento più persuasivo di un confine sicuro e di un salario in crescita per mantenere lo Stato saldo e il popolo quieto.
DC

Riferimento: Niccolò Macchiavelli – Il Principe


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L’ARTE DEL BIG THINK

Chi Odia La Luce

Ieri a Bondi Beach ( In Australia, Nuovo Galles del Sud) ad una celebrazione religiosa ebraica (Hanukkah) sono morte almeno 12 persone in un attentato terroristico. 29 i feriti

Erano luci di festa
Su quella spiaggia colorata di tramonto ,
Le candele ballavano al suono del mare .
Poi,
Un tuono nel buio
Da chi odia la luce.
Quel suono di orrore
Ripetuto a raffica.
La notte pare nuda,
Impaurita,
Senza capirne il motivo.
MM


C’è un contrasto insopportabile tra la ciclicità di una festa millenaria come Hanukkah, che ritorna ogni anno per affermare la vittoria della luce, e l’atto che ha insanguinato Sydney. Il filosofo Vladimir Jankélévitch definiva la morte come «l’apparizione improvvisa dell’irreversibile». Mentre la vita gioca sulla spiaggia, l’attentato introduce un taglio netto nel tempo, un “mai più” che non ammette repliche. «La morte non è un passaggio, è uno strappo», scriveva il filosofo. La violenza è questo potere mostruoso di imporre un silenzio definitivo dove prima c’era il canto. Di fronte a questo “non-senso” radicale, la filosofia non offre consolazioni, ma registra il dolore dello strappo che nessuna luce successiva potrà mai ricucire del tutto.
DC

Riferimento: Vladimir Jankélévitch La Morte

Grida Di Un Dolore Muto

Tra il sogno di “ogni uomo nasce libero” e il buio dell’oggi.

Camminai lungo le tenebre più profonde dell’uomo ,
E vidi i dirupi di quanto egli è capace.
Spesso ebbi la tentazione di tornare indietro ,
Ma solo altro buio mi avrebbe atteso.
Poi trovai un vecchio libro
Con le firme di ognuno .
“Ogni uomo nasce libero “
Come il tempo che fugge
Dai granelli di una clessidra.
Quei fogli così fragili
Furono lame per tagliare catene.
Le grida di un dolore muto

MM


Quando nel 1947 l’UNESCO chiese a Benedetto Croce di contribuire alla stesura della base teorica dei diritti umani, il filosofo rispose con un “No”, rifiutando di partecipare a quello che considerava un errore filosofico e politico.Egli contestò l’idea stessa di poter formulare «diritti universali», sostenendo con forza che «i diritti dell’uomo sono diritti storici e non eterni». Per Croce, ogni diritto nasce da un bisogno specifico, da una lotta precisa in un tempo preciso, e non può essere astratto in una «categoria logica» valida per sempre. Il dramma odierno conferma la sua tesi: il sistema di protezione crolla perché abbiamo trasformato i diritti in idoli immobili, dimenticando l’avvertimento crociano che «la libertà è una conquista perpetua, non un possesso garantito». Celebrando l’astrazione, abbiamo perso la capacità di combattere la battaglia concreta, lasciando che i diritti diventassero parole solenni ma impotenti di fronte alla «asprezza della lotta» reale.
DC

Riferimento: Benedetto Croce, I diritti dell’uomo e il momento presente (Risposta all’inchiesta dell’UNESCO), in «La Critica», 20 luglio 1947.

Scalda Nel Gelo

Mentre la cera cola, la pace resta un voto inascoltato nel gelo di Castel Gandolfo.

Cammina su pietre fatte di storia
Un uomo venuto da lontano.
Porta con se la polvere della guerra
E le ferite di un popolo senza più lacrime.
Chiede all’alba di Roma
Una pace giusta,
Come un dono tanto atteso.
La mano stretta del Papa
È l’abbraccio del mondo.
Tace un attimo la guerra.
La speranza ascolta,
Come una candela che scalda nel gelo.

MM


L’incontro a Castel Gandolfo sembra una pagina strappata dal Querela Pacis di Erasmo da Rotterdam. Nel suo testo,l’autore osserva con orrore i sovrani cristiani e denuncia: «Ascolto risuonare la parola “pace” nei saluti, ma vedo la guerra nei fatti». Tra il Papa e Zelensky c’è l’abisso tra due logiche inconciliabili. Erasmo scriverebbe oggi che «la bestialità della guerra è cosa talmente vergognosa che l’uomo, animale mite per natura, non dovrebbe nemmeno concepirla», eppure la necessità della difesa impone al leader ucraino di parlare di armi proprio nel luogo del disarmo. La delusione politica di cui si parla è, in termini erasmiani, la tragedia di un cristianesimo che ha smesso di essere scandalo per diventare geopolitica, dove «il dolce nome della pace» è soffocato dal rumore della necessità strategica.
DC

Riferimento: Querela Pacis – Erasmo da Rotterdam, 1517.

Fragile Schiusa di Elleboro

L’arte del Deal su un campo di macerie.

Pace,
Parola gentile,
Fragile schiusa di Elleboro.
Resta intonso il libro
Che nessuno vuole aprire ,
E bombe che ancor cadono quiete.
Trump deluso ,
Voce lontana
Che grida sulle nostre teste
Pace ,
come un contratto di vendita immobiliare
mani esperte che parano il vento .
Pace
Come amore stanco
Ma sempre vivo ,
Chissà se qualcuno vorrà ancora scriverlo
.
MM


Se la pace diventa un «contratto di vendita immobiliare», siamo entrati pienamente nella diagnosi che Georg Simmel fa ne La filosofia del denaro. Simmel osserva come il denaro sia «il livellatore più spaventoso», capace di svuotare le cose del loro valore specifico per ridurle a pura quantità misurabile. L’atteggiamento di Trump, infastidito come un CEO per un ritardo burocratico, dimostra che la guerra non è più percepita come tragedia morale, ma come inefficienza economica. Simmel scrive: «Il denaro ha spinto verso il basso ciò che è più alto, ha reso volgare ciò che è straordinario». Trattare il sangue e le bombe come asset da liquidare in un accordo rapido significa aver perso la percezione della qualità della vita umana, sostituendo l’etica con la sola domanda che il cinismo conosce: «Quanto costa chiudere questa pratica?».
DC

Riferimento: Filosofia del denaroGeorg Simmel

Così Fragile

Il disegno mostra uno storico museo in preda all’incuria e l’indifferenza della gente che dovrebbe proteggerla.

Una terra antica,
così fragile.
Verrà cancellata dal vento ,
Da un silenzio pieno di parole.
La storia, l’arte,
Saranno gingilli desueti,
Tradizioni rotte come vasi di terracotta
Da una civiltà senza memoria .
Sotto questo albero millanario
Vi sono radici di luce
Che parole straniere non vedono,
Libertà strette da catene d’oro .
Eri tutto il mondo conosciuto
Ora, cara Europa,
Non ti conosce più nessuno.

MM


La fragilità di quella «terra antica» evocata nella poesia trova la sua diagnosi più spietata nell’incipit de La crisi dello spirito di Paul Valéry: «Noi altre, civiltà, sappiamo ora di essere mortali». L’Europa non è più un destino, ma un equilibrio instabile. Di fronte al disimpegno americano e alle nuove logiche di potenza, il Vecchio Continente scopre di essere diventato ciò che Valéry temeva: «Un piccolo promontorio del continente asiatico», un museo di forme preziose che la storia può cancellare con un soffio. Come scrive Valéry, «un’intera civiltà ha la stessa fragilità di una vita singola»: senza la forza di difendere le proprie “radici di luce”, l’Europa rischia di diventare un magnifico reperto archeologico, ammirato ma ininfluente.
DC

Riferimento: La crisi dello spirito – Paul Valéry

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