

Teorizzò la separazione dei poteri, fondamento dello Stato di diritto moderno.
Il cittadino occidentale che entra in tribunale sa, o dovrebbe sapere, che il giudice è vincolato da un testo scritto. L’Occidente è diventato “libero” nel momento in cui ha deciso che a governare non fossero gli uomini, ma le procedure e questa è la grande eredità che l’Occidente deve a Montesquieu. L’evoluzione giuridica occidentale nasce proprio da questo assioma: «Nel governo repubblicano, è nella natura della costituzione che i giudici seguano la lettera della legge». Questo formalismo, spesso criticato, è in realtà l’unico scudo contro la barbarie. Ha permesso lo sviluppo del commercio, della scienza e dell’arte, perché l’individuo sa di non poter essere spogliato dei suoi beni o della sua vita per un capriccio. Dall’altra parte, lo sguardo di Montesquieu verso l’Oriente rivela l’orrore dell’incertezza. Dove non c’è separazione dei poteri, il cittadino non esiste, esiste solo la vittima potenziale. «Nei governi dispotici non vi sono leggi: vi sono solo costumi e maniere». In quest’ultima analisi, l’Occidente ha scelto la fatica della Legge, l’Oriente la facilità del comando immediato, condannandosi a una politica senza cittadini dove «il potere passa intero nelle mani di colui al quale è affidato», senza filtri e senza pietà. Oggi, 18 gennaio, ricordiamo Montesquieu per questa semplice verità: il potere tende naturalmente all’abuso se non trova un limite. È tutta qui la differenza tra le nostre democrazie imperfette e quei sistemi dove la volontà di uno solo è ancora legge per tutti.
DC
Riferimento: Charles-Louis de Montesquieu Opera: Lo Spirito delle Leggi – Libro VI e XII
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