FINCHÈ C’È MORTE C’È SPERANZA

Commemoriamo oggi la nascita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore de ‘Il Gattopardo’.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa abitava in una solitudine interiore che lo portava a preferire la compagnia dei propri spettri e dei propri ricordi a quella dei contemporanei. Questa sua indole, schiva e profondamente scettica nei confronti della natura umana, si traduce in un romanzo che è un’indagine sulla decadenza sociale, fisica e psicologica. L’autore affida al Principe uno sguardo capace di riconoscere la presenza della morte anche là dove la vita sembra ancora pienamente affermarsi. È nella fine che la sua interiorità trova un centro, poiché lì sappiamo che ogni cosa perde consistenza e il nulla si rende manifesto. Egli fa dire a Don Fabrizio, con un’amarezza che è tutta autobiografica: “Questa violenza del paesaggio, questa crudeltà del clima… tutto questo non è altro che desiderio di morte”. Lampedusa arriva a capovolgere il concetto stesso di futuro, vedendo nel tramonto l’unica forma di bellezza possibile e nella fine l’unica liberazione:“Finché c’è morte c’è speranza”. È la voce di un uomo che ha compreso la vanità delle passioni umane, riducendo anche l’amore a una fiammata transitoria: “L’amore… fuoco e fiamme per un anno, cenere per trenta”. Con questo scritto commemoriamo la nascita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, onorando la memoria di un uomo che ha saputo fare del tramonto la sua luce più bella.
DC

Riferimento: Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo

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