

Torino. Alta tensione e scontri diretti tra gli antagonisti di Askatasuna e la polizia.
Di fronte alle immagini di guerriglia urbana, la Politica di Aristotele ci offre una chiave di lettura basata sulla distinzione tra la parola (logos) e il grido (phoné). La città esiste perché gli uomini possono discutere del giusto e dell’ingiusto, perchè quando la pietra sostituisce il discorso, la politica cessa di esistere e di conseguenza si da inizio alle barbarie. L’antagonista che assale le forze dell’ordine dimostra di aver perso la capacità di abitare lo spazio pubblico, preferendo la solitudine violenta di chi si crede autosufficiente nella propria rabbia. Aristotele ci avverte che questa pretesa di bastare a se stessi fuori dalle leggi è un’illusione mostruosa, poiché “chi non è in grado di vivere in società, o che non ne ha bisogno perché basta a se stesso, deve essere o una bestia o un dio”. Questa mancanza di misura (hybris) trasforma l’agitatore nel più pericoloso degli esseri viventi, un uomo che usa la ragione per servire istinti distruttivi. Aristotele ricorda che “l’uomo, quando ha raggiunto la sua perfezione, è il migliore degli animali, ma se è separato dalla legge e dalla giustizia è il peggiore di tutti”. Ed è proprio in questo caso che lo Stato deve impedire che la passione di una fazione si imponga come legge per tutti, perchè senza la legge la società non progredisce ma arretra, lasciando che la forza prenda il posto della giustizia, annullando millenni di evoluzione etica e politica.
DC
Riferimento: Aristotele – Politica
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