È in corso un attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro il regime di Teheran, durante il quale è stata confermata la morte della Guida Suprema Ali Khamenei. L’Iran ha risposto con lanci di missili e droni verso Israele e diversi Stati del Golfo, tra cui Dubai e gli Emirati, segnando una forte escalation regionale.
La notte era un lampo continuo sopra città lontane. Il cielo del deserto si è aperto come una ferita senza voce. Parlano i missili con voce di metallo. Il rumore del ferro scrive nomi nel buio. Guerra è canzone che ritorna: una donna che urla con capelli di cenere. Il silenzio dell’esplosione pesa più del mondo. E noi, inermi, contiamo le stelle come superstiti di noi stessi. MM
A Monza un gruppo di giovani, identificati dalla cronaca come maranza, ha danneggiato con un petardo il muso di una delle statue del Ponte dei Leoni. L’atto, documentato dagli stessi autori in un video circolato in rete, ha causato il distacco di una porzione del marmo ottocentesco.
Guardando il video del danneggiamento della statua del Leone di Monza, si nota l’assoluta mancanza di esitazione o vergogna: il vandalo si sente perfettamente a suo agio nel suo ruolo distruttivo. Per Ortega y Gasset, questa è la cifra psicologica del nostro tempo: “l’uomo-massa” si sente perfetto così com’è e, non avvertendo alcuna lacuna in se stesso, non accetta alcuna autorità esterna, nemmeno quella muta di un’opera d’arte, poiché “l’uomo massa si sente perfetto; per sentirsi tale l’uomo selezionato ha bisogno di essere particolarmente vanitoso, mentre all’uomo massa la fede nella propria perfezione è infusa con la vita stessa”. Il leone di Monza, nella sua maestosità, rappresenta un ideale di bellezza superiore, un confronto che potrebbe umiliare la mediocrità, ed è per questo che deve essere colpito: per rimuovere il termine di paragone. Il gesto non cerca approvazione, cerca ratifica tra i pari, in un circuito chiuso dove “l’ermetismo dell’anima impedisce all’uomo medio di paragonarsi con istanze superiori”, lasciandolo libero di distruggere un patrimonio comune senza avvertire il minimo tremito di coscienza, convinto che il mondo sia stato creato apposta per ospitare il suo capriccio, dato che egli “non riconosce al di fuori di sé alcuna autorità”. DC
Il ritorno degli Epstein Files. Tra i nomi desecretati riemerge quello di Donald Trump. Un’ombra dal passato che interroga il presente politico americano.
Di fronte alla grandiosità, talvolta grottesca, degli scenari evocati dai documenti, The Art of the Deal ci offre una chiave di lettura basata sulla filosofia del “Pensare in Grande” (Think Big). L’attrazione verso figure potenti, anche se oscure, esiste perché l’ambizione non si accontenta della mediocrità e cerca istintivamente i vertici della piramide, ovunque essi siano. L’intersezione tra le orbite di Trump ed Epstein riflette la tendenza inevitabile dei “grandi giocatori” a occupare lo stesso spazio ristretto. Trump teorizza questo approccio come una necessità vitale: “Alla maggior parte delle persone piace pensare in piccolo perché hanno paura del successo, paura di prendere decisioni, paura di vincere… Io amo pensare in grande. Se stai per pensare comunque, tanto vale pensare in grande”. Questa spinta verso l’eccesso trasforma la frequentazione di certi ambienti non in una scelta viziosa, ma in una conseguenza dimensionale del proprio ego e dei propri affari. Ed è proprio in questo caso che bisogna comprendere come le dinamiche dell’iper-ricchezza sfuggano alle categorie della normalità, perché chi opera su scala globale tende a incontrare solo altri giganti, ignorando spesso le ombre che questi proiettano al suolo. DC
Tensione ieri a Torino per lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Undici agenti feriti durante gli scontri.
Un vento di sassi Contro elmi a testuggine. La casa è vuota Mentre l’arena ribolle. L’arte dei bastoni Girati cone majorette E quadri disegansti coi fumogeni. Canzoni di altri ripetute ,come amanuensi Sono muri invalicabili fatti di carta. Le divise piangono sotto la pioggia Ma resistono come bucaneve d’inverno. Il fischio finale è una liberazione , Per una partita giocata male. MM
Torino. Alta tensione e scontri diretti tra gli antagonisti di Askatasuna e la polizia.
Di fronte alle immagini di guerriglia urbana, la Politica di Aristotele ci offre una chiave di lettura basata sulla distinzione tra la parola (logos) e il grido (phoné). La città esiste perché gli uomini possono discutere del giusto e dell’ingiusto, perchè quando la pietra sostituisce il discorso, la politica cessa di esistere e di conseguenza si da inizio alle barbarie. L’antagonista che assale le forze dell’ordine dimostra di aver perso la capacità di abitare lo spazio pubblico, preferendo la solitudine violenta di chi si crede autosufficiente nella propria rabbia. Aristotele ci avverte che questa pretesa di bastare a se stessi fuori dalle leggi è un’illusione mostruosa, poiché “chi non è in grado di vivere in società, o che non ne ha bisogno perché basta a se stesso, deve essere o una bestia o un dio”. Questa mancanza di misura (hybris) trasforma l’agitatore nel più pericoloso degli esseri viventi, un uomo che usa la ragione per servire istinti distruttivi. Aristotele ricorda che “l’uomo, quando ha raggiunto la sua perfezione, è il migliore degli animali, ma se è separato dalla legge e dalla giustizia è il peggiore di tutti”. Ed è proprio in questo caso che lo Stato deve impedire che la passione di una fazione si imponga come legge per tutti, perchè senza la legge la società non progredisce ma arretra, lasciando che la forza prenda il posto della giustizia, annullando millenni di evoluzione etica e politica. DC
Ieri a Bondi Beach ( In Australia, Nuovo Galles del Sud) ad una celebrazione religiosa ebraica (Hanukkah) sono morte almeno 12 persone in un attentato terroristico. 29 i feriti
Erano luci di festa Su quella spiaggia colorata di tramonto , Le candele ballavano al suono del mare . Poi, Un tuono nel buio Da chi odia la luce. Quel suono di orrore Ripetuto a raffica. La notte pare nuda, Impaurita, Senza capirne il motivo. MM
C’è un contrasto insopportabile tra la ciclicità di una festa millenaria come Hanukkah, che ritorna ogni anno per affermare la vittoria della luce, e l’atto che ha insanguinato Sydney. Il filosofo Vladimir Jankélévitch definiva la morte come «l’apparizione improvvisa dell’irreversibile». Mentre la vita gioca sulla spiaggia, l’attentato introduce un taglio netto nel tempo, un “mai più” che non ammette repliche. «La morte non è un passaggio, è uno strappo», scriveva il filosofo. La violenza è questo potere mostruoso di imporre un silenzio definitivo dove prima c’era il canto. Di fronte a questo “non-senso” radicale, la filosofia non offre consolazioni, ma registra il dolore dello strappo che nessuna luce successiva potrà mai ricucire del tutto. DC
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