FILO D’ERBA

4 giugno 1989, Piazza Tiananmen, Pechino.
La repressione delle proteste studentesche per la democrazia lasciò un’immagine destinata alla storia: un uomo solo davanti ai carri armati.


Non sapeva l’alba
d’essere ferita.
La piazza era un respiro
di giovani mani
con la primavera tra le dita.
Vennero i cingoli
come una stagione di ferro.
Caddero voci,
cartelli,
nomi.
Un uomo solo,
un fragile filo d’erba,
fermò per un istante
il peso della terra.
Ancora cammina.

MM

ROSA BRUCIATA

Il 19 aprile 1943 scoppiò la Rivolta del ghetto di Varsavia: gli ebrei del ghetto si sollevarono contro le deportazioni naziste.
Per settimane resistettero con coraggio, trasformando una condanna in un atto estremo di dignità e memoria.


Hanno chiuso il cielo
dentro un recinto di paura.
Nel muro
un respiro:
mani nude
contro il ferro.
Li ho visti
abbracciare la notte
come fosse una madre,
e parlare al buio
guardandolo negli occhi.
Il dolore
si è fatto canto,
voce piegata
ma viva,
dalle ferite
come rosa bruciata.
Varsavia
era un cuore aperto,
e sanguinava
senza chiedere pietà.

MM

MUSICA CHE RESTA

30 gennaio 1948 – Mahatma Gandhi viene assassinato a Nuova Delhi: figura chiave della non-violenza e dell’indipendenza dell’India.


Cammina scalzo
tra le ferite di un popolo.
Un avvocato
vestito di stracci,
pace
urlata
come preghiera.
La schiena non si piega
al bastone.
Un colpo.
La terra
piange piano.
Il sangue
non è suono di morte:
musica
che resta.

MM

MINESTRA CALDA

22 gennaio 1891
nasce Antonio Gramsci, fondatore del Partito Comunista Italiano, intellettuale e dirigente politico, incarcerato dal regime fascista.


Il silenzio buio
delle sbarre.
pochi passi,
identici,
come grida
trattenute.
una crepa però
regge il cielo.
scrivo,
per essere libero.
le idee non hanno
catene.
resisto,
come una frase
incompiuta.
scrivo,
per chi verrà
e desidera
una minestra calda.

MM

UN PIANTO GIOVANE

Da settimane in Iran migliaia di persone scendono in piazza contro crisi economica e repressione politica.
Le proteste sono state represse con arresti, blackout e uso della forza.


Non stanno zitte le piazze.
Non più.
Si alza la voce
dove prima erano bastoni.
La testa rivolta al cielo,
senza più guardare l’inferno.
Un passo lento
contro il freddo del ferro,
spinto da un pianto giovane.
Il sangue cade senza permesso
e diventa preghiera
per chi sa ascoltare.
Il cammino,
inesorabile,
verso la luce
quando il buio
si fa legge.

MM

UN VENTO DI SASSI

Tensione ieri a Torino per lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Undici agenti feriti durante gli scontri.


Un vento di sassi
Contro elmi a testuggine.
La casa è vuota
Mentre l’arena ribolle.
L’arte dei bastoni
Girati cone majorette
E quadri disegansti coi fumogeni.
Canzoni di altri ripetute ,come amanuensi
Sono muri invalicabili fatti di carta.
Le divise piangono sotto la pioggia
Ma resistono come bucaneve d’inverno.
Il fischio finale è una liberazione ,
Per una partita giocata male.

MM


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