LA BELLEZZA NON CONSOLA

L’8 febbraio 1881 moriva Fëdor Dostoevskij, lo scrittore che ha scosso la letteratura analizzando la psiche umana e il conflitto tra fede e nichilismo. La sua analisi vive nei suoi romanzi fondamentali: Memorie dal sottosuolo, Delitto e castigo, L’idiota, I demoni e I fratelli Karamazov.

Dostoevskij ha identificato nel benessere materiale il vero oppio dei popoli, una droga somministrata per nascondere il baratro su cui poggia l’esistenza moderna. Egli ha smascherato l’ipocrisia di una società che preferisce l’illusione alla verità, proclamando una gerarchia dolorosa: «È meglio essere infelici e sapere, che essere felici e ingannarsi». Questa conoscenza infelice è la presa di coscienza che, senza un orizzonte trascendente, la vita precipita in quel pozzo senza fondo dove «L’ateismo non predica nulla, solo uno zero». Il maestro russo ha abitato questo “zero” conoscendone ogni anfratto, rifiutando la sedazione della coscienza. La sua morte ci impone di guardare il vuoto senza distogliere lo sguardo. È solo all’interno di questa consapevolezza tragica, e non nella distrazione mondana, che si compie la promessa per cui «La bellezza salverà il mondo», una bellezza che non consola, ma che giustifica il dolore del sapere, rendendolo l’unica via d’accesso al reale.
DC

Riferimento:  Fëdor Dostoevskij – L’Idiota

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SENZA BAGNARE IL CUORE


LA COSCIENZA DELLA NEVE

9 febbraio 1881
moriva Fedor Dostoevskij,
autore di capolavori come Delitto e castigo, I fratelli Karamazov, L’idiota.
Tra Dio e la coscienza, mise l’uomo.


Nella neve di Pietroburgo
la coscienza sanguina.
Un ragazzo cammina
col cuore pesante,
un’ascia spezza
la sua anima.
La colpa
è una stanza vuota,
solo Dio ne ha la chiave.
Tre fratelli
piangono il padre:
uno prega,
l’altro dubita,
l’altro tace.
E l’innocente,
povero idiota,
crocifisso
dalla bontà stessa.
Le Tue creature
cadevano inermi
davanti all’Onnipotente,
sotto uno sguardo
che li vedeva tremare.
Lo sapevi, Fedor:
la salvezza
non è luce,
ma ferita
che non smette
di amare il sangue.

MM

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