LA COSCIENZA DELLA NEVE

9 febbraio 1881
moriva Fedor Dostoevskij,
autore di capolavori come Delitto e castigo, I fratelli Karamazov, L’idiota.
Tra Dio e la coscienza, mise l’uomo.


Nella neve di Pietroburgo
la coscienza sanguina.
Un ragazzo cammina
col cuore pesante,
un’ascia spezza
la sua anima.
La colpa
è una stanza vuota,
solo Dio ne ha la chiave.
Tre fratelli
piangono il padre:
uno prega,
l’altro dubita,
l’altro tace.
E l’innocente,
povero idiota,
crocifisso
dalla bontà stessa.
Le Tue creature
cadevano inermi
davanti all’Onnipotente,
sotto uno sguardo
che li vedeva tremare.
Lo sapevi, Fedor:
la salvezza
non è luce,
ma ferita
che non smette
di amare il sangue.

MM

SIA LA CREPA

Il 2 febbraio 1882 nasceva James Joyce: cinico, monumentale e sovversivo. Ha demolito la struttura del romanzo classico per ricostruire la realtà attraverso il flusso di coscienza, consegnando alla storia l’analisi definitiva dell’uomo moderno, diviso tra mediocrità quotidiana e infinito interiore.

Accade, a volte, che nascere sia solo un modo elegante per iniziare a perdere pezzi. Joyce viene al mondo e il mondo, immediatamente, gli presenta il conto. Eppure, l’importanza di quel giorno sul calendario svanisce presto di fronte alla brutalità del presente. Stephen Dedalus distoglie lo sguardo dagli archivi del tempo per posarlo su quella volgarità immediata che lui chiama Dio. «Dio è un urlo per la strada», dice. Ed è tutto lì. In quell’urlo c’è la fine di ogni teologia e l’inizio di qualcos’altro, qualcosa di più freddo, di più esatto. Lui vorrebbe svegliarsi, vorrebbe che tutto questo meccanismo di date e re e battaglie finisse, perché «la storia è un incubo dal quale cerco di destarmi», ma sa che non ci si sveglia mai davvero. Si rimane lì, sul bordo del letto, a guardare il riflesso di se stessi in uno «specchio incrinato». E in quella crepa, in quel taglio preciso che attraversa l’immagine, c’è l’unica salvezza. Non riparare nulla. Lasciare che il vetro tagli il volto. È un gesto bellissimo, e inutile. Qui sta il paradosso di Joyce, trasformare l’incompletezza in stile. Poiché non v’è cura per l’insensatezza di esistere.
DC

Riferimento: James Joyce Ulysses

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VEDERE DIO PASSARE

POI RISCALDI

Il 25 gennaio 1939 nasceva Giorgio Gaber.
Voce libera, pensiero inquieto: sul palco ha insegnato a ridere per capire.


Le parole
cadono
sulle coscienze.
Ride la folla.
La voce
scava.
Sei già passato,
poi
riscaldi.
Resti
in piedi,
solo,
Vestito
di applausi.
Destra.
Sinistra.
Non so
dove andare.
Forse
è mia
la colpa,
dovevo
imparare
a scherzare.

MM

MISURA DELL’UOMO

18 Gennaio 1689 – nascita di Charles-Louis de Secondat, barone di Montesquieu
Filosofo e scrittore illuminista, autore de Lo spirito delle leggi.
La sua nascita il 18 gennaio collega la data alla nascita del pensiero moderno, influenzando non solo la politica ma anche la prosa saggistica europea.


Uomo di lume
Dentro le tenebre,
Il silenzio di leggi,
con voce di bastone.
La libertà urlata
In segreto
Come un bacio amaro.
Il pane diviso,
gesto necessario:
l’uomo
misura l’uomo,
nessuna ombra
più grande del sole,
nell’equilibrio fragile
di una luce
che non vince la notte.

MM

Cieco Il Mondo

Il 13 dicembre del 304 d.C. viene martirizzata Santa Lucia

Cieco il mondo
Incapace d’amare.
Il tuo nome parla di luce,
Anche oggi
Nel giorno più buio,
Dove l ‘inverno tocca il cielo .
Le tenebre dell’uomo
Sconfitte dal tuo sguardo .
Gli occhi posati in un piatto
Sono il dono per tutti,
E nessun anello sarebbe più prezioso.
Nelle ombre dell’animo
Un bagliore che mi da conforto
Ed ora anche io amo la notte

MM


Agostino lo annuncia nelle sue Confessiones: «In interiore homine habitat veritas». La verità non abita nell’ordine delle cose, ma nello spazio interiore della decisione. Santa Lucia va letta proprio a partire da qui. Il matrimonio imposto appartiene al mondo delle consuetudini, delle necessità sociali; la sua risposta nasce invece da un luogo che il potere non può amministrare, infatti Agostino insiste: «Nemo nisi volens peccat» (Retractationes, I, 9). Nessuno sbaglia se non volendo. Il punto è ciò a cui si acconsente. Lucia non combatte, non argomenta, non persuade. Non vuole. E in questo rifiuto si manifesta quella libertà che Agostino chiama ordo amoris: «Rectus est amor, quo diligitur quod diligendum est» (De civitate Dei, XV, 22). Amare rettamente significa scegliere ciò che merita adesione, e sottrarsi a ciò che non la merita. La luce è proprio in questo ordine. Vede chi distingue, scrive Agostino; chi non confonde il necessario con il giusto. Tutto può essere tolto, ma non l’assenso. È qui che la libertà, silenziosamente, resta.
DC

Riferimenti : Agostino, Confessiones X, 39; Retractationes I, 9; De civitate Dei XV, 22.

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