DOLORE FRATELLO

Il 25 maggio 1887 nasceva a Pietrelcina Padre Pio, frate cappuccino poi proclamato santo da Giovanni Paolo II nel 2002.
Dedicò la sua vita alla preghiera, alla confessione e all’ascolto del dolore umano, diventando una delle figure religiose più amate del Novecento.


Nella sua cella,
fatta di pietra
e luce
un uomo
consuma il sangue.
Le mani
aperte
come ferite
del mondo.
Nel saio
povero
portava spine,
pregava
come acqua
contro scoglio.
“Fratello”
diceva
al dolore
come un albero
ascolta il vento.
E il cielo
scendeva lento
sulle sue piaghe.

MM

BIANCO TRAFITTO

Il 13 maggio 1981, in Piazza San Pietro, Papa Giovanni Paolo II fu ferito da un colpo di pistola sparato da Mehmet Ali Ağca durante l’udienza generale.
L’attentato sconvolse il mondo e segnò uno dei momenti più drammatici della storia contemporanea della Chiesa.


Piazza colma
di sole,
mani
verso il cielo.
Il grido
di uno sparo
nel bianco
trafitto.
Roma
senza voce.
E nel silenzio
pregava
il mondo.

MM

MURI CHE PUNGONO

Il 2 aprile 2005 moriva Karol Wojtyła-Giovanni Paolo II ,uno dei pontefici più influenti della storia.
Testimone della Guerra Fredda e della caduta del Muro di Berlino, fu voce di libertà, fede e dialogo tra i popoli.


Venivi da neve antica,
da mani chiuse nel silenzio
della storia.
Muri che pungono
i sogni,
libertà nascosta
in una preghiera.
Ci hai chiesto
di correggerti,
nel silenzio
insegnavi:
il gesto,
come
libro da regalare.
Ti ho visto parlare
alle folle
come a una sola anima,
spoglia,
assetata di carezze invisibili.
Hai attraversato
il dolore
nel fuoco,
senza gridare,
lasciando cenere
a chi guardava.
Ora sei silenzio
che brucia.
E cade ancora
luce.

MM

LUCE OSTINATA

20 marzo 1852 — viene pubblicato “La capanna dello zio Tom” di Harriet Beecher Stowe.
Un romanzo che racconta, con dolore e umanità, la vita degli schiavi nelle piantagioni americane, dando voce alla dignità e alla sofferenza di un uomo che non smette di credere, anche quando tutto sembra perduto.


Nella notte lenta dei campi
il respiro è terra e dolore,
Tom,
è un filo che non si spezza.
Cammina piegato al vento,
al cenno del padrone,
ma lo sguardo è alto
come luce ostinata.
Non grida,
ma ogni passo è una ferita che parla,
ogni sguardo
un cielo negato agli uomini.
La sua capanna
è un cuore che sanguina piano
e arde in una fede
più grande della paura.
E quando il mondo
comincerà a cadere,
sarà la canzone
che non vuole finire,
quella poesia breve
che fa piangere
ogni volta.

MM

LA COSCIENZA DELLA NEVE

9 febbraio 1881
moriva Fedor Dostoevskij,
autore di capolavori come Delitto e castigo, I fratelli Karamazov, L’idiota.
Tra Dio e la coscienza, mise l’uomo.


Nella neve di Pietroburgo
la coscienza sanguina.
Un ragazzo cammina
col cuore pesante,
un’ascia spezza
la sua anima.
La colpa
è una stanza vuota,
solo Dio ne ha la chiave.
Tre fratelli
piangono il padre:
uno prega,
l’altro dubita,
l’altro tace.
E l’innocente,
povero idiota,
crocifisso
dalla bontà stessa.
Le Tue creature
cadevano inermi
davanti all’Onnipotente,
sotto uno sguardo
che li vedeva tremare.
Lo sapevi, Fedor:
la salvezza
non è luce,
ma ferita
che non smette
di amare il sangue.

MM

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