
Cammina su pietre fatte di storia
Un uomo venuto da lontano.
Porta con se la polvere della guerra
E le ferite di un popolo senza più lacrime.
Chiede all’alba di Roma
Una pace giusta,
Come un dono tanto atteso.
La mano stretta del Papa
È l’abbraccio del mondo.
Tace un attimo la guerra.
La speranza ascolta,
Come una candela che scalda nel gelo.
MM
L’incontro a Castel Gandolfo sembra una pagina strappata dal Querela Pacis di Erasmo da Rotterdam. Nel suo testo,l’autore osserva con orrore i sovrani cristiani e denuncia: «Ascolto risuonare la parola “pace” nei saluti, ma vedo la guerra nei fatti». Tra il Papa e Zelensky c’è l’abisso tra due logiche inconciliabili. Erasmo scriverebbe oggi che «la bestialità della guerra è cosa talmente vergognosa che l’uomo, animale mite per natura, non dovrebbe nemmeno concepirla», eppure la necessità della difesa impone al leader ucraino di parlare di armi proprio nel luogo del disarmo. La delusione politica di cui si parla è, in termini erasmiani, la tragedia di un cristianesimo che ha smesso di essere scandalo per diventare geopolitica, dove «il dolce nome della pace» è soffocato dal rumore della necessità strategica.
DC
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