

Il presidente Trump commenta il blitz in Venezuela


L’atteggiamento dei “volenterosi”, che blindano la Groenlandia contro le pretese di annessione, risponde all’unico imperativo giuridico capace di preservare la dignità delle nazioni. Kant aveva già tracciato questa linea rossa: uno Stato non è una proprietà, ma una comunità di uomini. Trattare la Groenlandia come un oggetto da acquisire per la sicurezza americana significa degradarla a “patrimonium”, violando la sua natura di soggetto morale. Kant è inequivocabile: “Uno Stato non è un avere (patrimonium). È una società di uomini, sulla quale nessun altro all’infuori di essa stessa può comandare o disporre”. L’intenzione americana di “incorporare” l’isola, come si fa con un ramo d’azienda, è un ritorno alla barbarie pre-giuridica. La resistenza europea è la difesa di quel principio cosmopolitico secondo cui “La violazione del diritto avvenuta in un punto della terra è avvertita in tutti i punti”. Cedere alle lusinghe o alle pressioni di Washington significherebbe ammettere che la forza economica può cancellare la storia, un abominio per la ragione poiché “Innestarlo come un innesto in un altro Stato significa sopprimere la sua esistenza come persona morale”. Il ghiaccio non si compra, si rispetta.
DC
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Il 19 dicembre 1946 comincia la guerra di Indocina.
La vita è un passo lento,
Inerme,
Con eterni rimandi
E desideri rimasti quadri
L’amore è un colore distante,
Un arcobaleno di nebbia
Da una finestra chiusa
La coscienza è una giungla
Dove le bugie sono legge:
L’ultima sigaretta,
E poi quella dopo .
La volontà
come un macigno di polvere
Che vola via
Inerme vivo
Dentro una frenetica pigrizia ,
Con un unica verità a guidarmi,
La menzogna.
MM
Il sabotaggio della centrale di Hanoi del 19 dicembre 1946 segna la fine di ogni possibile neutralità diplomatica, gettando l’Occidente in quel pantano morale dove l’innocenza diventa una colpa imperdonabile, poiché «l’innocenza è una specie di pazzia» quando si vive in mezzo a una guerra sporca. L’inizio delle ostilità costringe ogni attore, francese o vietnamita, ad abbandonare il ruolo di spettatore, confermando la brutale verità che «prima o poi si deve prendere una parte, se si vuole restare umani». La guerra d’Indocina a questo punto, si può tradurre come la caduta delle illusioni di chi credeva di poter rimanere tranquillo mentre la storia chiedeva il conto, dimostrando che «non si può rimanere neutrali su un treno in corsa».
DC
Riferimento: Graham Greene – Un americano tranquillo
Mentre la cera cola, la pace resta un voto inascoltato nel gelo di Castel Gandolfo.

Cammina su pietre fatte di storia
Un uomo venuto da lontano.
Porta con se la polvere della guerra
E le ferite di un popolo senza più lacrime.
Chiede all’alba di Roma
Una pace giusta,
Come un dono tanto atteso.
La mano stretta del Papa
È l’abbraccio del mondo.
Tace un attimo la guerra.
La speranza ascolta,
Come una candela che scalda nel gelo.
MM
L’incontro a Castel Gandolfo sembra una pagina strappata dal Querela Pacis di Erasmo da Rotterdam. Nel suo testo,l’autore osserva con orrore i sovrani cristiani e denuncia: «Ascolto risuonare la parola “pace” nei saluti, ma vedo la guerra nei fatti». Tra il Papa e Zelensky c’è l’abisso tra due logiche inconciliabili. Erasmo scriverebbe oggi che «la bestialità della guerra è cosa talmente vergognosa che l’uomo, animale mite per natura, non dovrebbe nemmeno concepirla», eppure la necessità della difesa impone al leader ucraino di parlare di armi proprio nel luogo del disarmo. La delusione politica di cui si parla è, in termini erasmiani, la tragedia di un cristianesimo che ha smesso di essere scandalo per diventare geopolitica, dove «il dolce nome della pace» è soffocato dal rumore della necessità strategica.
DC
Brucia la terra
Su questa neve rossa.
Luci di sangue svegliano la notte.
Chi può dormire
In un silenzio senza occhi ?
L ‘invasore
È come vento gelido
Sulle mie ossa stanche
Non si da pace. Non ne da a noi.
Il Dombas vive ancora
Capovolto tra gelo e fuoco .
Grida una voce alla radio
Che supera i cannoni
Un ultimatum che fa ancora più male
E noi ancora qui
A contraddire la tormentata
MM
L’ultimatum che «supera i cannoni» non è una novità della tecnica moderna, ma l’eterno ritorno della logica del potere descritta da Tucidide. Nel celebre Dialogo dei Meli, lo storico greco fa pronunciare agli Ateniesi la legge ferrea che governa ogni conflitto, spogliata di ogni ipocrisia morale: «La giustizia, nella valutazione degli uomini, esiste solo quando la forza è pari da ambo le parti; altrimenti i più forti fanno ciò che possono e i più deboli subiscono ciò che devono». L’annuncio di Putin non cerca il dialogo, ma ratifica una condanna. Nel Donbass, tra il gelo e il fuoco, si consuma nuovamente questa tragedia antica: non c’è spazio per la ragione o la pietà, ma solo per la brutale necessità di chi subisce perché non ha la forza di imporre la propria giustizia.
DC
Riferimento: La Guerra del Peloponneso (Dialogo dei Meli)
Geopolitica d’asporto.
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