SPECCHI INFRANTI

Il 10 gennaio 1920 entrava ufficialmente in vigore il Trattato di Versailles. Firmato nella celebre Sala degli Specchi, l’accordo pose fine alla Prima Guerra Mondiale imponendo alla Germania pesanti sanzioni e ridisegnando i confini dell’Europa.

Mentre i “Grandi Quattro” tracciano confini su mappe mute, ignorano il pulsare biologico di un continente che non necessita di nuove frontiere, ma di mercati aperti.Il Trattato è un cadavere teorico, un costrutto politico che si sovrappone ciecamente alla realtà organica dell’economia europea, erigendo barriere doganali dove dovrebbe scorrere la linfa del capitale e delle merci. L’orrore di Versailles non risiede come alcuni possono pensare nelle sue clausole territoriali, ma nel silenzio sui mezzi di sussistenza, perchè come ci ricorda J.M. Keynes: «Il Trattato non comprende alcuna clausola per la restaurazione economica dell’Europa», trasformando così la pace in una sentenza di morte per inedia. I firmatari, chiusi nella loro astrazione vendicativa, non sentono il rumore della fame che sale dalle strade di Berlino e Vienna, ma «gli uomini non moriranno sempre in silenzio» e la disperazione, una volta raggiunta la massa critica, spazzerà via le fragili dighe di carta erette dai diplomatici. Questa non è giustizia, è una pace cartaginese mascherata da contabilità, e «la vendetta, oso predirlo, non tarderà», poiché non si può costruire l’ordine politico sulla distruzione sistematica del tessuto vitale di un popolo e sulla negazione della libertà di scambio.
DC

Riferimento: John Maynard Keynes Opera: Le conseguenze economiche della pace (1919)

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