LO SCUDO DELL’INTOLLERANZA

Francia e Germania hanno preteso la rimozione di Francesca Albanese, accusandola di aver violato la neutralità ONU con dichiarazioni antisemite e giustificazioniste sul 7 ottobre.

L’azione di Francia e Germania contro Francesca Albanese è il tentativo di restaurare un criterio di giudizio in un mondo che ha smarrito la distinzione tra diritto e potere. Strauss aveva previsto che l’abbandono del diritto naturale avrebbe lasciato l’umanità in balia delle passioni storicistiche. «Se non esiste alcun criterio più alto dell’ideale della nostra società, siamo del tutto incapaci di prendere una distanza critica da questo ideale». La Relatrice Speciale giudica non in base a principi eterni di giustizia, ma in base alla direzione del vento storico, dove l’oppresso ha sempre ragione a prescindere dai metodi che usa. Questo è il nichilismo che si veste da pietà. «Una volta che ci rendiamo conto che i principi delle nostre azioni non hanno altro sostegno che la nostra cieca scelta, siamo perduti». La scelta di “contestualizzare” il 7 ottobre è una scelta cieca, dettata dall’odio per la civiltà che ha prodotto l’ONU stessa, un odio che Strauss definiva come la conseguenza inevitabile della modernità radicale. L’Europa avverte il pericolo mortale di questa deriva. «La crisi dell’Occidente consiste in questo: che l’Occidente è diventato incerto del suo scopo». Quando un funzionario ONU usa il suo mandato per minare la legittimità di uno stato membro attraverso categorie ideologiche, dimostra che l’istituzione ha perso il suo scopo originario. Le dimissioni sono necessarie per impedire che la tolleranza universale diventi «lo scudo per l’intolleranza dei nemici della libertà».
DC

Riferimento: Leo Strauss – Diritto naturale e storia (1953)

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SPECCHI INFRANTI

Il 10 gennaio 1920 entrava ufficialmente in vigore il Trattato di Versailles. Firmato nella celebre Sala degli Specchi, l’accordo pose fine alla Prima Guerra Mondiale imponendo alla Germania pesanti sanzioni e ridisegnando i confini dell’Europa.

Mentre i “Grandi Quattro” tracciano confini su mappe mute, ignorano il pulsare biologico di un continente che non necessita di nuove frontiere, ma di mercati aperti.Il Trattato è un cadavere teorico, un costrutto politico che si sovrappone ciecamente alla realtà organica dell’economia europea, erigendo barriere doganali dove dovrebbe scorrere la linfa del capitale e delle merci. L’orrore di Versailles non risiede come alcuni possono pensare nelle sue clausole territoriali, ma nel silenzio sui mezzi di sussistenza, perchè come ci ricorda J.M. Keynes: «Il Trattato non comprende alcuna clausola per la restaurazione economica dell’Europa», trasformando così la pace in una sentenza di morte per inedia. I firmatari, chiusi nella loro astrazione vendicativa, non sentono il rumore della fame che sale dalle strade di Berlino e Vienna, ma «gli uomini non moriranno sempre in silenzio» e la disperazione, una volta raggiunta la massa critica, spazzerà via le fragili dighe di carta erette dai diplomatici. Questa non è giustizia, è una pace cartaginese mascherata da contabilità, e «la vendetta, oso predirlo, non tarderà», poiché non si può costruire l’ordine politico sulla distruzione sistematica del tessuto vitale di un popolo e sulla negazione della libertà di scambio.
DC

Riferimento: John Maynard Keynes Opera: Le conseguenze economiche della pace (1919)

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