IL NOME NELL’ACQUA

Il 2 aprile 1725 nasceva a Venezia Giacomo Casanova.
Avventuriero, seduttore e scrittore, fu celebre per la sua vita libera e per le sue memorie, simbolo di un’epoca tra libertà e inganno.


Sui marmi freddi di Venezia,
un’eco di risa lontane
tra lampade consumate.
Eri vento,
senza volto né nome,
solo un tremore
che sfiorava la carne del tempo.
Amavi il cielo rosa,
e lo cercavi negli occhi
di chi sapeva svanire.
Credevi eterno
quel breve incendio,
ma l’alba spegne ogni inganno
e lascia sale sulle mani.
Le sbarre ti accolsero
come una nuova casa.
Ma ogni volta che cammino
tra specchi immobili
il tuo nome resta prigioniero dell’acqua.

MM

PIÙ VELOCE DEL MURO

Il 31 marzo 1980 moriva a Tucson (Arizona, USA) Jesse Owens,
velocista afroamericano che trionfò alle Olimpiadi di Berlino 1936, nel pieno del regime nazista.


Correvi
contro il peso
del silenzio,
nel vento cieco
delle voci.
Eri più veloce
del dolore,
con la vittoria
tatuata sulla pelle.
Sento ali
scavare la terra
per portarti
sino in cielo,
e il mondo tacque.
Quattro volte
il vento
ti chiamò per nome
tra bandiere immobili.
Il tempo
si inchinò
come di fronte
a un miracolo.
Berlino
rimase indietro,
polvere negli occhi
di chi non vedeva,
e tu,
solo un uomo,
più veloce
di ogni muro.

MM

NOME NELLA SABBIA

22 febbraio 1512 — muore Amerigo Vespucci, navigatore fiorentino.
Fu il primo a riconoscere un nuovo continente, che per questo venne chiamato America dal suo nome.


Nel buio dell’oceano
la notte
era carta d’inchiostro.
Cadeva la storia
sulle vele tremanti,
il vento scriveva.
Apparve la terra
come un dono esaudito:
il tuo nome
sulla sabbia.
Il cielo imparò
un nuovo orizzonte.

MM

LA NUOVA PREGHIERA

Il 20 febbraio 1909 Filippo Tommaso Marinetti pubblica su Le Figaro il Manifesto del Futurismo.
La poesia abbandona i templi della memoria e accende il suo cuore nel motore della città moderna.


Nacque dal giornale
una voce di ferro,
la città fumava
dentro le parole.
Una porta chiusa da anni
si spalancò alla luce,
cieca al suono del cuore.
L’uomo, museo.
Il tempo era scandito
da un motore acceso;
la folla s’inchinava
davanti a Dio,
e il rombo saliva
preghiera.
La guerra passò,
vento caldo sui nomi,
e ancora la notte
legge Omero
tra le fabbriche.

MM

SENZA DIO

21 gennaio 1793
A Parigi, in Place de la Révolution, Luigi XVI viene ghigliottinato.
Con la sua morte si spezza simbolicamente la monarchia francese
e si compie uno degli atti più radicali della Rivoluzione.


Parigi inerme
nel freddo di una piazza.
la storia resta nuda,
con indosso solo un nome.
una lama che attende
una corona vuota,
l’anima spogliata
di un uomo.
il legno bagnato
ascolta
gli ultimi respiri:
un colpo secco.
rotola il trono
come un giocattolo
vecchio.
il popolo vede
il sangue di un uomo
senza Dio.

MM

SPECCHI INFRANTI

Il 10 gennaio 1920 entrava ufficialmente in vigore il Trattato di Versailles. Firmato nella celebre Sala degli Specchi, l’accordo pose fine alla Prima Guerra Mondiale imponendo alla Germania pesanti sanzioni e ridisegnando i confini dell’Europa.

Mentre i “Grandi Quattro” tracciano confini su mappe mute, ignorano il pulsare biologico di un continente che non necessita di nuove frontiere, ma di mercati aperti.Il Trattato è un cadavere teorico, un costrutto politico che si sovrappone ciecamente alla realtà organica dell’economia europea, erigendo barriere doganali dove dovrebbe scorrere la linfa del capitale e delle merci. L’orrore di Versailles non risiede come alcuni possono pensare nelle sue clausole territoriali, ma nel silenzio sui mezzi di sussistenza, perchè come ci ricorda J.M. Keynes: «Il Trattato non comprende alcuna clausola per la restaurazione economica dell’Europa», trasformando così la pace in una sentenza di morte per inedia. I firmatari, chiusi nella loro astrazione vendicativa, non sentono il rumore della fame che sale dalle strade di Berlino e Vienna, ma «gli uomini non moriranno sempre in silenzio» e la disperazione, una volta raggiunta la massa critica, spazzerà via le fragili dighe di carta erette dai diplomatici. Questa non è giustizia, è una pace cartaginese mascherata da contabilità, e «la vendetta, oso predirlo, non tarderà», poiché non si può costruire l’ordine politico sulla distruzione sistematica del tessuto vitale di un popolo e sulla negazione della libertà di scambio.
DC

Riferimento: John Maynard Keynes Opera: Le conseguenze economiche della pace (1919)

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L’IMPERATIVO DEL NORD

IL CIELO DIVISO

L’8 gennaio 1642 si spegneva ad Arcetri Galileo Galilei.

La scoperta delle fasi di Venere fu la prova regina che i pianeti orbitano attorno al Sole, costringendo il cielo a dire il vero. Nella Lettera a Cristina, Galileo eleva questa osservazione visiva a criterio di verità assoluta, superiore a qualsiasi autorità cartacea, ridisegnando la gerarchia delle fonti. Di fronte all’evidenza del cannocchiale, egli ha l’audacia di affermare un nuovo primato metodologico: “Mi par che, nelle dispute naturali, la Bibbia doverebbe esser riserbata nell’ultimo luogo”. La filosofia naturale smette così di essere interpretazione di testi antichi per diventare visione diretta, visibile. Galileo difende le sue scoperte come obbedienza allo strumento divino dell’intelletto: “Né posso credere che lo stesso Dio che ci ha dotati di sensi, discorso e intelletto, abbia voluto, posponendo l’uso di questi, darci con altro mezzo le notizie che per quelli possiamo conseguire”. Se i sensi ci mostrano un cielo diverso da quello delle Scritture, non è la natura a mentire, ma l’interpretazione umana a sbagliare ambito, poiché, con una sentenza che recide il nodo tra fede e scienza, Galileo ci ricorda che “l’intenzione dello Spirito Santo essere d’insegnarci come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo”. Le lune di Giove e la luce di Venere non sono seplici opinioni, ma sono fatti che l’occhio impone all’intelletto, lasciando alla teologia la cura delle anime, non delle orbite. L’8 gennaio 1642, nell’isolamento di Arcetri, si chiudeva l’esistenza terrena di Galileo Galilei. Oggi ne ricordiamo il passaggio non per celebrarne la fine, ma per sottolineare come quel tramonto fisico abbia segnato l’alba definitiva di un mondo nuovo, spogliato dalle ombre del preconcetto.
DC

Riferimento: Galileo Galilei – Lettera a Cristina di Lorena, Granduchessa di Toscana

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IL RE

Il Cielo Non Li Conosceva

Il 17 Dicembre 1903 a Kitty Hawk, nella Carolina del Nord, Orville e Wilbur Wright compiono il primo volo controllato con motore della storia.


Fragile il legno che portava quei sogni.
Gridava il motore sognando l’impresa.
Il cielo non li conosceva
E con inni di scherno li sfidava.
Pochi secondi,
Il ritornello di una canzone,
Poi la musica non smise più.
L’uomo poteva vedere il sole in faccia,
Gli sbuffi di terra alzarsi in saluto.
Quelle ali cucite qul giorno
Diventarono un vestito conune
Per camminare nel vento.
Una firma nell’aria di gloria.

MM


Il “filo” del discorso

Orville e Wilbur, hanno appena distrutto il Flyer in un incidente a terra. Poco dopo inviano un telegramma di una calma glaciale al padre : «Velocità media attraverso l’aria trentuno miglia, il più lungo 57 secondi». Hanno appena volato , eppure riducono l’evento a una questione di tachimetri e cronometri. Per loro, quei numeri sono l’unica lingua che conta per descrivere il miracolo che è appena accaduto. Il messaggio poi si chiude con un brusco ritorno alla terraferma: bisogna «informare la stampa» perchè il mondo sappia, e subito dopo «a casa per Natale» per la fretta di tornare figli. Oggi vogliamo ricordare con tutti voi quei 57 secondi che hanno aperto la porta del cielo, senza chiedere permesso.
DC

Riferimento: Orville Wright, Telegramma del 17 Dicembre 1903

Grida Di Un Dolore Muto

Tra il sogno di “ogni uomo nasce libero” e il buio dell’oggi.

Camminai lungo le tenebre più profonde dell’uomo ,
E vidi i dirupi di quanto egli è capace.
Spesso ebbi la tentazione di tornare indietro ,
Ma solo altro buio mi avrebbe atteso.
Poi trovai un vecchio libro
Con le firme di ognuno .
“Ogni uomo nasce libero “
Come il tempo che fugge
Dai granelli di una clessidra.
Quei fogli così fragili
Furono lame per tagliare catene.
Le grida di un dolore muto

MM


Quando nel 1947 l’UNESCO chiese a Benedetto Croce di contribuire alla stesura della base teorica dei diritti umani, il filosofo rispose con un “No”, rifiutando di partecipare a quello che considerava un errore filosofico e politico.Egli contestò l’idea stessa di poter formulare «diritti universali», sostenendo con forza che «i diritti dell’uomo sono diritti storici e non eterni». Per Croce, ogni diritto nasce da un bisogno specifico, da una lotta precisa in un tempo preciso, e non può essere astratto in una «categoria logica» valida per sempre. Il dramma odierno conferma la sua tesi: il sistema di protezione crolla perché abbiamo trasformato i diritti in idoli immobili, dimenticando l’avvertimento crociano che «la libertà è una conquista perpetua, non un possesso garantito». Celebrando l’astrazione, abbiamo perso la capacità di combattere la battaglia concreta, lasciando che i diritti diventassero parole solenni ma impotenti di fronte alla «asprezza della lotta» reale.
DC

Riferimento: Benedetto Croce, I diritti dell’uomo e il momento presente (Risposta all’inchiesta dell’UNESCO), in «La Critica», 20 luglio 1947.

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