QUANDO LA PIETRA TACQUE

15 febbraio 1564 — nasce Galileo Galilei.
Guardando nel cielo scoprì che la Terra non è il centro del mondo, ma una viaggiatrice tra le stelle.


La notte era un vetro freddo
e un occhio posato
alla ferita del cielo.
Tacquero le campane
ai tuoi fogli,
la pietra non seppe più pregare.
Un lume tremava
nella stanza di Firenze
mentre le stelle cadevano
dentro il cannocchiale.
La terra piegò l’ombra
a un Re invisibile,
e Noi
ci scoprimmo Tutti in viaggio.
Ti chiesero silenzio
come si chiude l’inverno,
ma la verità copriva le braci
come uno scialle sul sonno.
Ti immagino seduto
ai bordi del cielo,
mendicante di luce,
a guardare passare
la carovana del mondo.

MM

IL CIELO DIVISO

L’8 gennaio 1642 si spegneva ad Arcetri Galileo Galilei.

La scoperta delle fasi di Venere fu la prova regina che i pianeti orbitano attorno al Sole, costringendo il cielo a dire il vero. Nella Lettera a Cristina, Galileo eleva questa osservazione visiva a criterio di verità assoluta, superiore a qualsiasi autorità cartacea, ridisegnando la gerarchia delle fonti. Di fronte all’evidenza del cannocchiale, egli ha l’audacia di affermare un nuovo primato metodologico: “Mi par che, nelle dispute naturali, la Bibbia doverebbe esser riserbata nell’ultimo luogo”. La filosofia naturale smette così di essere interpretazione di testi antichi per diventare visione diretta, visibile. Galileo difende le sue scoperte come obbedienza allo strumento divino dell’intelletto: “Né posso credere che lo stesso Dio che ci ha dotati di sensi, discorso e intelletto, abbia voluto, posponendo l’uso di questi, darci con altro mezzo le notizie che per quelli possiamo conseguire”. Se i sensi ci mostrano un cielo diverso da quello delle Scritture, non è la natura a mentire, ma l’interpretazione umana a sbagliare ambito, poiché, con una sentenza che recide il nodo tra fede e scienza, Galileo ci ricorda che “l’intenzione dello Spirito Santo essere d’insegnarci come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo”. Le lune di Giove e la luce di Venere non sono seplici opinioni, ma sono fatti che l’occhio impone all’intelletto, lasciando alla teologia la cura delle anime, non delle orbite. L’8 gennaio 1642, nell’isolamento di Arcetri, si chiudeva l’esistenza terrena di Galileo Galilei. Oggi ne ricordiamo il passaggio non per celebrarne la fine, ma per sottolineare come quel tramonto fisico abbia segnato l’alba definitiva di un mondo nuovo, spogliato dalle ombre del preconcetto.
DC

Riferimento: Galileo Galilei – Lettera a Cristina di Lorena, Granduchessa di Toscana

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