SULLA PELLE

4 aprile 1951 – nasce a Roma Francesco De Gregori, tra i più grandi cantautori italiani, autore di testi poetici, simbolici e profondi.
Tra le sue canzoni più celebri: La donna cannone, Generale, Rimmel.


Hai occhi di treno lontano,
fermate dimenticate,
nomi spenti sulle labbra.
La tua chitarra conosce
il vento
come un generale la sera.
Canti da un libro
e la strada si apre lenta.
Carta nell’acqua.
Ti ho ascoltato
sulla pelle,
una febbre
che non passa.
Dentro quella voce
c’era l’abisso,
il fuoco davanti al cannone,
senza sapere
se è dolore
o salvezza.

MM

IL CANTO DEI NAVIGLI

Il 21 marzo 1931 nasceva a Milano Alda Merini,
grande poetessa della fragilità e della luce.
Voce inquieta e luminosa,
ha trasformato il dolore in parola
e la follia in poesia.


Eri fragile
come parola di poesia,
che rompe gli argini
di un fiume quieto.
Tempesta breve,
colori di versi
che lasciano segni
sul cuore.
Ti hanno chiusa
in silenzi
fatti di sbarre,
ma dentro di te
la vita premeva.
Chiamavi Dio per nome
nel salotto di casa.
Parlavi di amori fragili,
carezze che non si sentono,
della parola
mai sussurrata.
Non te ne sei mai andata:
sei nella follia della normalità,
nel canto timido dei Navigli.
Ti ascolto ancora
quando la vita
mi chiama.

MM

TREMAVA SULLE LABBRA

17 marzo 1861: nasce ufficialmente il Regno d’Italia.
Dopo anni di guerre e rivoluzioni del Risorgimento italiano si compie il lungo cammino verso l’unità nazionale.


Nacque nel sangue
della speranza,
come una donna che partorisce
tra dolore e luce.
Nacque
nelle mani ferite dei soldati,
nei sogni fatti di canto,
nel coraggio
che si fa bandiera.
Quando mi svegliai
vidi un popolo stanco
ma vivo,
e sulle sue labbra
ancora tremava
la parola:
Italia.

MM

VENTO TRA LE SBARRE

11 marzo 1544 – nasce Torquato Tasso, tra i più grandi poeti del Rinascimento.
Autore della Gerusalemme liberata, conobbe anche la prigionia a Ferrara negli ultimi anni della sua vita.


Avevi negli occhi
la foresta e la croce,
l’eco lontana
di una Gerusalemme sognata.
Canto
tra mura chiuse.
Ma la poesia
non conosce catene:
passa tra le sbarre,
diventa vento,
e incendia ancora
la notte degli uomini.

MM

IL RESPIRO DELLA LIBERTÀ

Il 10 marzo 1872 moriva Giuseppe Mazzini, voce e coscienza del Risorgimento.
Le sue idee accesero il cammino verso l’unità e la libertà dell’Italia.


Nel vento delle piazze
resta una voce
che non conobbe silenzio.
Parlavi ai giovani
come alla luce
quando l’alba è lontana.
Non eri fatto
per le stanze tranquille,
ma per le strade
dove nasce la storia.
Camminavi
senza patria
ma con un popolo nel cuore.
La libertà
bruciava tra le mani:
una rosa nata
per non morire.
Tra le pietre delle città
si ascolta ancora
quel nome
che insegnò alla libertà
il respiro.

MM

TRA FERITE E TENEREZZA

Il 9 marzo 1883 nasce Umberto Saba, poeta di Trieste.
Nei suoi versi la vita quotidiana diventa poesia, tra malinconia e umana tenerezza.


A Trieste
il mare ti ha insegnato la malinconia,
quella che non grida
ma resta sulle labbra
come sale.
E la poesia
era una carezza ruvida
sul volto del mondo.
Un uomo cammina
con le ferite nell’anima,
e la parola diventa
cura amorevole
per chi sa ascoltarla.
I segreti diventano versi
che il vento detta piano.
Tra ferite e tenerezza
ancora vive la tua voce,
sapendo che l’anima
è una creatura fragile
che chiede soltanto
di essere amata.

MM

IL SANGUE SI FA MUSICA

4 marzo nasceva a Bologna il grande cantautore Lucio Dalla.
Autore di capolavori come Caruso, 4/3/1943 e Attenti al lupo. Una voce che continua a camminare nel tempo.


Lucio era voce
nel vento freddo d’inverno,
che entrava nelle vene
come febbre alta.
Un’anima inquieta
dietro gli occhiali rotondi,
poesia che cura dal male.
Eri nato il quattro marzo:
una ferita che canta
tra le vie di Bologna.
Un bambino lasciato
al vento,
una madre che stringe
il silenzio come pane.
Ascolto il mare
che sfiora le finestre,
e il sangue si fa musica.

MM

EBBRO DI LUCE

1 marzo 1938 – moriva Gabriele D’Annunzio, poeta della bellezza e dell’eccesso, voce ardente del suo tempo.
Con Il piacere e La pioggia nel pineto fece della vita un’opera d’arte, ebbrezza di luce e natura.


Eri peccato e preghiera,
superbo figlio della luce.
Ti ho visto bruciare
nel vento di versi.
Torcia inquieta
che non conosce la notte.
La natura ti contagiava
Come una malattia fatale:
Bellezza mai simile.
La poesia ti sanguinava
Addosso,
la tua cura.
Ne respiravi versi
Di un vino scuro,
Fino a starne ebro.
E ancora ti sento,
nel tremito delle foglie,
quando la vita vuole essere amata
senza perdono.

MM

CADERE PIANO

23 febbraio 1965
Muore Stan Laurel, il celebre Stanlio del duo con Oliver Hardy.
Comico del cinema muto e sonoro, diede vita a un personaggio fragile e ingenuo, capace di trasformare la caduta in poesia.


Il pianto fanciullo
pane nelle mani del pubblico.
Scivolava già scritto
quando la pioggia
copriva la tristezza.
Il mondo pesava
un poco meno
dietro quella
bombetta storta.
Sogghigna il compagno
contandosi le dita
nell’abito largo.
E noi,
inermi spettatori,
impariamo da lui
la fragile arte
di cadere
senza odiare la terra.

MM

TRA MOSTO E VENTO

16 febbraio 1907 moriva Giosuè Carducci, primo italiano Premio Nobel per la Letteratura.
Autore di liriche celebri come San Martino, Pianto antico e Davanti San Guido, diede voce alla memoria classica e ai paesaggi d’Italia con una poesia solenne e vigorosa.


Nel marmo della lingua
pose il suo inverno,
con la durezza che solo l’amore
sa insegnare.
La patria, madre severa,
lo stringeva senza braccia:
una stanza fredda
vegliata dalla cenere.
L’ho incontrato
in una strada di novembre,
coi capelli tra le foglie;
il suo bacio profumava
di mosto e di memoria.
Poi,
seduto tra i cipressi,
insegnò al vento
come si diventa tempo.

MM

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