STANZE CHIUSE

Il 3 giugno 1924 moriva a Kierling (Austria) Franz Kafka, scrittore boemo di lingua tedesca.
Nelle sue opere più celebri, La metamorfosi, Il processo e Il castello
Esplorò l’alienazione e il senso di smarrimento dell’uomo.


Le sere cadevano lente
sui tetti della città,
e tu raccoglievi
gocce di silenzio.
Abitavi stanze chiuse,
dove la luce arrivava
stanca della strada.
La polvere dei giorni
dormiva sulle parole.
Dietro ogni volto
cresceva un muro,
dietro ogni porta
un’altra attesa.
Così cercavi l’uomo
nelle sue ombre,
come un viandante
che interroga il deserto.
La tua voce
cammina ancora
tra le nostre paure,
foglia d’inverno
che non trova terra.

MM

BIANCO NEL VENTO

Il 1° giugno 1926 nasceva a Los Angeles (California), Marilyn Monroe. Attrice simbolo della Hollywood degli anni Cinquanta e protagonista di film come “A qualcuno piace caldo”, divenne un’icona mondiale, emulata e celebrata in ogni parte del mondo.


Marilyn,
Bionda fiamma
nel vento d’America,
bagliore smarrito
sul muro della notte.
Bruci
nell’oro delle insegne.
Eri sola,
più sola
della luna fra i grattacieli,
Il tuo sorriso
consumato come
un calice di champagne.
Resta
nel bianco del vento
un volto.
Ancora luce.

MM

CIELO BRUSCO

Il 31 maggio 1594 moriva a Venezia, Tintoretto. Tra i più grandi pittori del Rinascimento, rese celebri le sue opere con straordinari contrasti di luce e ombra, unendo forza drammatica e intensa spiritualità.


Venezia.
Acqua e silenzio.
Frastuono di colori
dal nero di bottega,
e tu
a sfidare
l’ombra.
Sulle tele
scagli
uomini
e angeli,
inermi
nel vento.
La luce
li ferisce
nella sua rabbia
inquieta.
Il buio
corrergli incontro.
Sento Dio passare
come tempesta
tra le tinte.
Rimane
quel cielo brusco
a guardarci
come un giudizio.
Divina sentenza.

MM

LUMI E SALOTTI

Il 30 maggio 1778 moriva a Parigi , Voltaire, tra i maggiori filosofi dell’Illuminismo.
Scrittore e pensatore, difese la libertà di pensiero e la tolleranza, sfidando con le sue opere il potere assoluto e il fanatismo religioso.


Solo,
contro il buio dei troni.
Parigi tremava
di lumi e salotti,
e tu cercavi l’uomo
dentro le rovine della fede.
Ti ho visto camminare
tra le ceneri delle chiese.
E l’uomo,
per un istante,
si sentì libero.

MM

CENERE STANCA

L’8 maggio 1880 moriva a Croisset (Normandia, Francia) Gustave Flaubert, maestro del realismo francese e osservatore inquieto dei desideri umani.
Con Madame Bovary raccontò Emma, donna divorata dai sogni e dall’insoddisfazione, simbolo eterno del contrasto tra desiderio e realtà.


Madame,
tra le stanze ferme
della provincia,
dove il pomeriggio
cadeva come cenere stanca.
Sognava
luci
e sale lontane,
ma il silenzio
beveva
dai bicchieri vuoti.
La pioggia
batteva lenta
sui vetri:
Nel cuore
un cavallo bianco
correva ancora.
Troppo stretti
i muri di vetro
per il suo cielo.
Visse morendo piano,
come un fiore spento
tra le mani.

MM

SCHEGGE

L’8 aprile 1973 moriva Pablo Picasso, geniale pittore spagnolo.
Rivoluzionò l’arte frantumando la realtà e reinventando lo sguardo umano.
Tra luce e forme spezzate, trasformò il caos in linguaggio eterno.


C’era un fuoco inquieto
nelle tue mani:
una febbre
frantuma
il volto
in schegge di luce,
la linea trema
dentro il cubo.
Ogni occhio
è un’isola divisa,
ogni bocca
una ferita che canta.
Il mondo si piega
obliquo
come un ricordo
che non ritorna.
Amavi le donne
come tempesta
senza riparo,
senza fine
Nel blu
dei tuoi pensieri
un colore fugge
in cerca
di frammenti
di vita.

MM

TI HO SENTITA

25 marzo 1942, nasce a Memphis (Tennessee) Aretha Franklin.
Una voce capace di farsi anima, tra dolore e libertà.


La tua voce nasceva
dal fondo della terra
dove il cielo si alza
come le mani.
Un suono
che distrugge resistenze,
lo scialle
sulla pelle infreddolita.
Cantavi come chi ama troppo,
il dolore lo trasforma
in carezza.
Una preghiera ruvida
tra le strade d’America,
dove le ferite si facevano rose.
Io ti ho sentita
nelle stanze vuote del cuore,
quando la notte graffia piano
e nessuno resta.
Ti ho sentita.
E mi basta.

MM

IL CIELO DIVISO

L’8 gennaio 1642 si spegneva ad Arcetri Galileo Galilei.

La scoperta delle fasi di Venere fu la prova regina che i pianeti orbitano attorno al Sole, costringendo il cielo a dire il vero. Nella Lettera a Cristina, Galileo eleva questa osservazione visiva a criterio di verità assoluta, superiore a qualsiasi autorità cartacea, ridisegnando la gerarchia delle fonti. Di fronte all’evidenza del cannocchiale, egli ha l’audacia di affermare un nuovo primato metodologico: “Mi par che, nelle dispute naturali, la Bibbia doverebbe esser riserbata nell’ultimo luogo”. La filosofia naturale smette così di essere interpretazione di testi antichi per diventare visione diretta, visibile. Galileo difende le sue scoperte come obbedienza allo strumento divino dell’intelletto: “Né posso credere che lo stesso Dio che ci ha dotati di sensi, discorso e intelletto, abbia voluto, posponendo l’uso di questi, darci con altro mezzo le notizie che per quelli possiamo conseguire”. Se i sensi ci mostrano un cielo diverso da quello delle Scritture, non è la natura a mentire, ma l’interpretazione umana a sbagliare ambito, poiché, con una sentenza che recide il nodo tra fede e scienza, Galileo ci ricorda che “l’intenzione dello Spirito Santo essere d’insegnarci come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo”. Le lune di Giove e la luce di Venere non sono seplici opinioni, ma sono fatti che l’occhio impone all’intelletto, lasciando alla teologia la cura delle anime, non delle orbite. L’8 gennaio 1642, nell’isolamento di Arcetri, si chiudeva l’esistenza terrena di Galileo Galilei. Oggi ne ricordiamo il passaggio non per celebrarne la fine, ma per sottolineare come quel tramonto fisico abbia segnato l’alba definitiva di un mondo nuovo, spogliato dalle ombre del preconcetto.
DC

Riferimento: Galileo Galilei – Lettera a Cristina di Lorena, Granduchessa di Toscana

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IL RE

Il Cielo Non Li Conosceva

Il 17 Dicembre 1903 a Kitty Hawk, nella Carolina del Nord, Orville e Wilbur Wright compiono il primo volo controllato con motore della storia.


Fragile il legno che portava quei sogni.
Gridava il motore sognando l’impresa.
Il cielo non li conosceva
E con inni di scherno li sfidava.
Pochi secondi,
Il ritornello di una canzone,
Poi la musica non smise più.
L’uomo poteva vedere il sole in faccia,
Gli sbuffi di terra alzarsi in saluto.
Quelle ali cucite qul giorno
Diventarono un vestito conune
Per camminare nel vento.
Una firma nell’aria di gloria.

MM

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