Il 20 febbraio 1909 Filippo Tommaso Marinetti pubblica su Le Figaro il Manifesto del Futurismo. La poesia abbandona i templi della memoria e accende il suo cuore nel motore della città moderna.
Nacque dal giornale una voce di ferro, la città fumava dentro le parole. Una porta chiusa da anni si spalancò alla luce, cieca al suono del cuore. L’uomo, museo. Il tempo era scandito da un motore acceso; la folla s’inchinava davanti a Dio, e il rombo saliva preghiera. La guerra passò, vento caldo sui nomi, e ancora la notte legge Omero tra le fabbriche. MM
Il 22 gennaio 1891 nasceva Antonio Gramsci, intellettuale sardo e fondatore del Partito Comunista d’Italia. La sua vita fu un sacrificio dedicato alla comprensione del potere e alla lotta contro l’egemonia culturale.
Guardando oggi all’eredità di Gramsci, nel giorno della sua nascita, assistiamo l’esito ultimo della diagnosi marxiana sulla modernità. Il “Moderno Principe” che Gramsci sognava, il partito solido e disciplinato, si è liquefatto nella società contemporanea. Marx aveva previsto che nella società borghese avanzata «tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria, tutto ciò che è sacro viene profanato».Gramsci non è sfuggito a questo destino, il suo pensiero si è fatto citazione, la sofferenza immagine, il conflitto oggetto da esposizione. L’espansione incessante del mercato ha assorbito anche il suo critico più acuto. La necessità di un «mercato mondiale» che «dà un’impronta cosmopolita alla produzione e al consumo di tutti i paesi» ha trasformato il rivoluzionario sardo in un prodotto culturale globale, disinnescandone la carica esplosiva. Oggi celebriamo un uomo che voleva cambiare il mondo e che invece è stato digerito dal mondo stesso, divenendo parte di quell’immenso spettacolo di merci che aveva giurato di abbattere. DC
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