LA VOCE TRA LE MANI

Il 18 maggio 1939 nasceva a Palermo, Giovanni Falcone, magistrato simbolo della lotta alla mafia e protagonista del maxiprocesso contro Cosa Nostra.
Morì il 23 maggio 1992 nella strage di Capaci, lasciando un’eredità di coraggio e giustizia ancora viva nella memoria italiana.


Avevi negli occhi
una giustizia antica,
scavata nel sale
della Sicilia.
Lo sguardo
mai piegato
davanti all’ombra.
Camminavi piano
tra uomini di fumo
e stanze chiuse
dove il silenzio
non osava parlare.
Le tue parole
erano pietre chiare
contro la notte,
ferite
nel cuore
del nero potere.
Eppure restavi fermo,
come gli alberi
che il vento
non riesce a piegare.
Sento la tua voce
sorridere
nelle mani
di chi trova
giustizia.
Chi
non ha paura
del buio
.
MM

NON SA TACERTI

Il 9 maggio 1978 moriva a Cinisi (Palermo) Peppino Impastato, giornalista, attivista e voce libera contro la mafia.
Fondatore di Radio Aut, denunciò pubblicamente Cosa Nostra e il boss Gaetano Badalamenti con ironia e coraggio.
Fu assassinato dalla mafia sui binari della ferrovia, ma la sua voce è diventata simbolo di verità e resistenza civile.


La notte
aveva muri bassi
e finestre socchiuse.
Gli uomini
parlavano piano,
come chi teme
anche il vento.
Gridavi
solo
contro
un paese
curvo.
Fuoco di parole
tra le pietre.
La terra tremò
sui binari spenti,
e il mattino
si riempì
di cenere e silenzio.
Sento ancora
la tua voce
rompere la notte
e beffare l’ombra
che non sa
tacerti.

MM

IL VUOTO ACCESO

Il 26 aprile 1986, nella Centrale nucleare di Černobyl’, l’esplosione di un reattore liberò una nube radioattiva nell’atmosfera.
Le aree vicine furono evacuate, mentre la contaminazione si diffuse in parte dell’Europa, lasciando conseguenze durature su ambiente e salute.


Ho visto la notte aprirsi
come una bocca ferita,
e sputare luce malata:
lampo senza cielo
sui corpi
addormentati.
Le case tremavano piano,
inermi,
mentre dalla notte
cadevano
schegge di morte.
E noi,
poveri vivi,
respiriamo l’essenza
che rimane
a chiamarci.
La terra non dimentica,
L’uomo
vive
nel vuoto
che ha acceso.

MM

COME UNA BUGIA

Il 10 aprile 1912 salpava da Southampton il Titanic, simbolo di grandezza e illusione.
Tra eleganza e silenzio, il mare ne ha custodito per sempre il suo nome.


Ti ho visto partire
al suono vittorioso
delle onde,
le mani
vestite eleganti
salutavano
come una bugia.
Ti credevi invincibile
come certi amori
che sfidano il tempo.
L’istante di ghiaccio
ti lascia sprofondare
come un bacio negato.
Il mare ti ha preso
piano,
tra bicchieri
e canti
diventati preghiera.
Solo il violino
ha l’onore
di sparire,
trafitto dall’acqua.
La sua voce
non si spegne,
ancora oggi
il tuo nome,
lontano,
resta.

MM

UN ESEMPIO SOTTOVOCE

Il 24 febbraio 1990 moriva Sandro Pertini, storico e amatissimo Presidente della Repubblica.
Partigiano, antifascista, conobbe il carcere e l’esilio senza mai piegarsi: fu voce limpida di libertà e dignità civile.


Era vento tra le sbarre.
Non piegò la schiena
al buio.
Parlava la lingua
di chi soffre
senza imparare l’odio.
Italia,
ti chiamò per nome
come un papà che consola.
Stava in alto
ma sedeva con gli ultimi,
e con i primi
nel Mundial di Spagna.
Resta una voce calma,
fiera:
un esempio gridato
sottovoce.

MM

LA NUOVA PREGHIERA

Il 20 febbraio 1909 Filippo Tommaso Marinetti pubblica su Le Figaro il Manifesto del Futurismo.
La poesia abbandona i templi della memoria e accende il suo cuore nel motore della città moderna.


Nacque dal giornale
una voce di ferro,
la città fumava
dentro le parole.
Una porta chiusa da anni
si spalancò alla luce,
cieca al suono del cuore.
L’uomo, museo.
Il tempo era scandito
da un motore acceso;
la folla s’inchinava
davanti a Dio,
e il rombo saliva
preghiera.
La guerra passò,
vento caldo sui nomi,
e ancora la notte
legge Omero
tra le fabbriche.

MM

SENZA TRIONFO

19 febbraio 1945
Le truppe statunitensi sbarcano a Iwo Jima per conquistare gli aeroporti strategici ai piedi del monte Suribachi.
I difensori giapponesi combattono da una rete di tunnel sotterranei scavata nella roccia vulcanica.


Sull’isola nera
respira anime, la terra.
I ragazzi avevano cenere negli occhi
e una foto nel petto.
Casa: una stella lontana.
La notte nei crateri
come una ferita stanca,
nomi cadono dalle labbra.
Fumava nervosamente la montagna
davanti alle voci sepolte.
Salì al cielo la bandiera
senza trionfo:
una preghiera sporca di terra,
tardi per ognuno.

MM

TRA MOSTO E VENTO

16 febbraio 1907 moriva Giosuè Carducci, primo italiano Premio Nobel per la Letteratura.
Autore di liriche celebri come San Martino, Pianto antico e Davanti San Guido, diede voce alla memoria classica e ai paesaggi d’Italia con una poesia solenne e vigorosa.


Nel marmo della lingua
pose il suo inverno,
con la durezza che solo l’amore
sa insegnare.
La patria, madre severa,
lo stringeva senza braccia:
una stanza fredda
vegliata dalla cenere.
L’ho incontrato
in una strada di novembre,
coi capelli tra le foglie;
il suo bacio profumava
di mosto e di memoria.
Poi,
seduto tra i cipressi,
insegnò al vento
come si diventa tempo.

MM

LA VOCE DI DIO

L’11 febbraio 2012 moriva Whitney Houston.
Una voce capace di attraversare il tempo.


Sentivo
la voce di Dio
quando cantavi.
Una preghiera
che cura l’anima.
L’amore
che vince il tempo,
vive nelle tue parole
che feriscono il cuore.
Eri fragile
come solo chi possiede
un dono.
Difficile non piangere
davanti a tanta bellezza:
quel suono nudo
che mi uccide,
ogni volta.
Resti luce di emozione,
una ferita che canta
anche senza corpo.

MM

FERITA NECESSARIA

Il 7 febbraio 1812 nasceva Charles Dickens, voce degli ultimi e delle coscienze ferite.
Da Oliver Twist a David Copperfield, da Grandi speranze a Canto di Natale, ha insegnato che l’amore è l’unica vera vittoria.


Matrigna nebbia ,
Educa il mio tremore .
Le tasche vuote
Sprofondano
ogni mia gioia .
Ascolto
il ferro delle fabbriche
battere sulla schiena
Degli uomini.
Grido nel gelo
Per il pane.
La memoria
È una stanza lunga
Con suoni grigi,
A volte ritornano
Come una ferita necessaria.
Sogni cuciti col denaro
ma il mattino insegna
che la ricchezza
Pesa più della miseria.
Tu scrivi
Per gli ultimi,
chi non c’è la fa,
ma alla fine vince sempre,
Come l’amore .

MM

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