23 febbraio 1965 Muore Stan Laurel, il celebre Stanlio del duo con Oliver Hardy. Comico del cinema muto e sonoro, diede vita a un personaggio fragile e ingenuo, capace di trasformare la caduta in poesia.
Il pianto fanciullo pane nelle mani del pubblico. Scivolava già scritto quando la pioggia copriva la tristezza. Il mondo pesava un poco meno dietro quella bombetta storta. Sogghigna il compagno contandosi le dita nell’abito largo. E noi, inermi spettatori, impariamo da lui la fragile arte di cadere senza odiare la terra. MM
Misteriosa sirena di luce, Inquieta musa Che appollaiata tra i suoi pensieri Rischiara le tenebre di ognuno. La cercavi spesso. Ovunque. Tra le sue braccia materne Nascondevi le tue paure. Luna, Quanto l’hai amata Forse perché non ha maschere O forse centomila , Come le anime fragili che raccontavi. Vetri di carta dietro cui proteggersi. Nel teatro fatto di stelle La tua luce preferita Non si dimentica mai di te MM
Il 10 dicembre segna i due estremi della parabola pirandelliana: nel 1934 la consacrazione mondiale del Nobel, nel 1936 la scelta radicale del nulla. Pirandello rispose al premio con il testamento, opponendo alla maschera gloriosa del personaggio pubblico la volontà di cancellarsi dal mondo: «Bruciatemi… perché niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me». Voleva sottrarsi alla liturgia funebre perché Pirandello aveva capito che il funerale è l’ultima recita, il momento in cui i vivi usano il morto per celebrare se stessi, e ha tentato disperatamente di rimuovere il proprio corpo dalla scena per negare ai vivi l’idolo su cui costruire la loro autocelebrazione. Oggi lo onoriamo davvero non portando fiori a una tomba che non voleva, ma riconoscendo in quel rifiuto la sua opera più alta: la lezione di un uomo che, nel momento della massima gloria, ha avuto il coraggio di scegliere di essere solo polvere al vento. DC
Riferimento:Luigi Pirandello -Il testamento / Uno, nessuno e centomila
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