IL CANTO DEI NAVIGLI

Il 21 marzo 1931 nasceva a Milano Alda Merini,
grande poetessa della fragilità e della luce.
Voce inquieta e luminosa,
ha trasformato il dolore in parola
e la follia in poesia.


Eri fragile
come parola di poesia,
che rompe gli argini
di un fiume quieto.
Tempesta breve,
colori di versi
che lasciano segni
sul cuore.
Ti hanno chiusa
in silenzi
fatti di sbarre,
ma dentro di te
la vita premeva.
Chiamavi Dio per nome
nel salotto di casa.
Parlavi di amori fragili,
carezze che non si sentono,
della parola
mai sussurrata.
Non te ne sei mai andata:
sei nella follia della normalità,
nel canto timido dei Navigli.
Ti ascolto ancora
quando la vita
mi chiama.

MM

CADERE PIANO

23 febbraio 1965
Muore Stan Laurel, il celebre Stanlio del duo con Oliver Hardy.
Comico del cinema muto e sonoro, diede vita a un personaggio fragile e ingenuo, capace di trasformare la caduta in poesia.


Il pianto fanciullo
pane nelle mani del pubblico.
Scivolava già scritto
quando la pioggia
copriva la tristezza.
Il mondo pesava
un poco meno
dietro quella
bombetta storta.
Sogghigna il compagno
contandosi le dita
nell’abito largo.
E noi,
inermi spettatori,
impariamo da lui
la fragile arte
di cadere
senza odiare la terra.

MM

L’AUTUNNO CHE SIAMO

Oggi celebriamo la nascita di Giuseppe Ungaretti (Alessandria d’Egitto, 8 Febbraio 1888), maestro dell’Ermetismo. Ricordiamo i suoi capolavori: L’Allegria, Sentimento del Tempo, Il Dolore e La Terra Promessa.

Il “Si sta” di Ungaretti incarna l’istante in cui l’uomo smette di progettare il futuro e aderisce totalmente al suo presente fragile. La nostra epoca rifiuta la dignità di questo indugio, consumando ogni esperienza prima ancora che possa sedimentarsi nella coscienza. «Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie»: il verso ci inchioda a una permanenza dolorosa ma necessaria, esponendoci a un vento che non governiamo. La società contemporanea satura questo silenzio con l’urgenza dell’immediato, nel tentativo disperato di coprire il rumore sordo della nostra finitudine. L’intrattenimento diviene l’anestetico per non sentire il brivido della precarietà. Abitare questa incertezza è l’unico atto di verità rimasto. Onorare la nascita di Giuseppe Ungaretti oggi significa avere il coraggio di riconoscersi in quella foglia, accettando che la nostra unica grandezza risiede nel modo in cui abitiamo l’attimo che precede il distacco.
DC

Riferimento: Giuseppe Ungaretti L’Allegria (1918)

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UN VENTO DI SASSI

TROPPA GRAZIA

Il 23 gennaio 1783 nasceva Stendhal (Henri Beyle), scrittore francese che descrisse il profondo turbamento fisico ed emotivo davanti all’arte.
A Firenze, quell’eccesso di bellezza diede origine a ciò che oggi chiamiamo sindrome di Stendhal.


La bellezza
che ferisce piano
come marmo
che incide il cuore.
Resto nudo
davanti alla luce.
Non regge il corpo,
la mente già piegata.
Firenze ti prese con sé.
Entrò come un ladro
nella mia casa,
l’arte vide la parte
di me più fragile.
Inermi siamo
davanti allo splendore,
minuscoli frammenti
di un disegno di grazia
indispensabile.
eccessivo.

MM

Louvre

L’Egitto ha sconfitto quattromila anni di sabbia, ma si è arreso all’idraulica parigina.

Nel silenzio della pioggia
Cade la solita litania .
Ferite fatte di gocce
Che dilaniano vecchi papiri.
Non è Belfagor
a spaventare le gelide stanze
O ladri che derubano il mondo.
La maledizione mai sopita
È una tempesta
Che annega i respiri dei faraoni
Pagine annacquate,
Sepolte sotto millenni
Ma che ancor potevano ancora parlare.
La storia
È sabbia sabbia volata via
Come lacrime di un viso vuoto.

MM


Cesare Pavese guarderebbe a quelle sale allagate con la malinconia di chi sa che il destino è sempre più forte della volontà umana. In Dialoghi con Leucò, ci insegna che “le cose” hanno una loro vita segreta e indifferente alle nostre preghiere. Non serve evocare maledizioni o fantasmi; la tragedia di quei 400 libri perduti sta nella loro solitudine fisica di fronte agli elementi. Pavese scriveva che «l’uomo mortale non ha che questo d’immortale: il ricordo che porta e il ricordo che lascia». Al Louvre, l’acqua ha cancellato proprio questa traccia. È la sconfitta del mito di fronte alla materia: volevamo che quelle parole durassero per sempre, ma è bastata la banalità di un incidente idraulico per dimostrare che anche la memoria più sacra è, alla fine, solo un oggetto in balia del caso.
DC

Riferimento: Dialoghi con Leucò – Cesare Pavese

Così Fragile

Il disegno mostra uno storico museo in preda all’incuria e l’indifferenza della gente che dovrebbe proteggerla.

Una terra antica,
così fragile.
Verrà cancellata dal vento ,
Da un silenzio pieno di parole.
La storia, l’arte,
Saranno gingilli desueti,
Tradizioni rotte come vasi di terracotta
Da una civiltà senza memoria .
Sotto questo albero millanario
Vi sono radici di luce
Che parole straniere non vedono,
Libertà strette da catene d’oro .
Eri tutto il mondo conosciuto
Ora, cara Europa,
Non ti conosce più nessuno.

MM


La fragilità di quella «terra antica» evocata nella poesia trova la sua diagnosi più spietata nell’incipit de La crisi dello spirito di Paul Valéry: «Noi altre, civiltà, sappiamo ora di essere mortali». L’Europa non è più un destino, ma un equilibrio instabile. Di fronte al disimpegno americano e alle nuove logiche di potenza, il Vecchio Continente scopre di essere diventato ciò che Valéry temeva: «Un piccolo promontorio del continente asiatico», un museo di forme preziose che la storia può cancellare con un soffio. Come scrive Valéry, «un’intera civiltà ha la stessa fragilità di una vita singola»: senza la forza di difendere le proprie “radici di luce”, l’Europa rischia di diventare un magnifico reperto archeologico, ammirato ma ininfluente.
DC

Riferimento: La crisi dello spirito – Paul Valéry

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