Nel Silenzio Delle Paludi

Il 19 dicembre 1946 comincia la guerra di Indocina.


La vita è un passo lento,
Inerme,
Con eterni rimandi
E desideri rimasti quadri
L’amore è un colore distante,
Un arcobaleno di nebbia
Da una finestra chiusa
La coscienza è una giungla
Dove le bugie sono legge:
L’ultima sigaretta,
E poi quella dopo .
La volontà
come un macigno di polvere
Che vola via
Inerme vivo
Dentro una frenetica pigrizia ,
Con un unica verità a guidarmi,
La menzogna.

MM


Il “filo” del discorso

Il sabotaggio della centrale di Hanoi del 19 dicembre 1946 segna la fine di ogni possibile neutralità diplomatica, gettando l’Occidente in quel pantano morale dove l’innocenza diventa una colpa imperdonabile, poiché «l’innocenza è una specie di pazzia» quando si vive in mezzo a una guerra sporca. L’inizio delle ostilità costringe ogni attore, francese o vietnamita, ad abbandonare il ruolo di spettatore, confermando la brutale verità che «prima o poi si deve prendere una parte, se si vuole restare umani». La guerra d’Indocina a questo punto, si può tradurre come la caduta delle illusioni di chi credeva di poter rimanere tranquillo mentre la storia chiedeva il conto, dimostrando che «non si può rimanere neutrali su un treno in corsa».
DC

Riferimento: Graham Greene – Un americano tranquillo

Il Cielo Non Li Conosceva

Il 17 Dicembre 1903 a Kitty Hawk, nella Carolina del Nord, Orville e Wilbur Wright compiono il primo volo controllato con motore della storia.


Fragile il legno che portava quei sogni.
Gridava il motore sognando l’impresa.
Il cielo non li conosceva
E con inni di scherno li sfidava.
Pochi secondi,
Il ritornello di una canzone,
Poi la musica non smise più.
L’uomo poteva vedere il sole in faccia,
Gli sbuffi di terra alzarsi in saluto.
Quelle ali cucite qul giorno
Diventarono un vestito conune
Per camminare nel vento.
Una firma nell’aria di gloria.

MM


Il “filo” del discorso

Orville e Wilbur, hanno appena distrutto il Flyer in un incidente a terra. Poco dopo inviano un telegramma di una calma glaciale al padre : «Velocità media attraverso l’aria trentuno miglia, il più lungo 57 secondi». Hanno appena volato , eppure riducono l’evento a una questione di tachimetri e cronometri. Per loro, quei numeri sono l’unica lingua che conta per descrivere il miracolo che è appena accaduto. Il messaggio poi si chiude con un brusco ritorno alla terraferma: bisogna «informare la stampa» perchè il mondo sappia, e subito dopo «a casa per Natale» per la fretta di tornare figli. Oggi vogliamo ricordare con tutti voi quei 57 secondi che hanno aperto la porta del cielo, senza chiedere permesso.
DC

Riferimento: Orville Wright, Telegramma del 17 Dicembre 1903

Il Silenzio Di Un Istante

12 dicembre 1969: l’attentato terroristico di Piazza Fontana. Morirono 17 persone.

Un boato.
Grida del male.
Nere ombre
Che come schegge
Si conficcano nei cuori di ognuno.
Ognuno fu Milano
In quella piazza che diventò vuota.
Piena di orrore.
Le mani fredde ancora aggrappate,
Come fiori strappati dai campi.
16:37.
Il silenzio di un istante
Che diventò urlo di giustizia
MM


Di fronte alla “Orrenda strage” (titolo a nove colonne del suo giornale), Indro Montanelli scrive: «Siamo a una svolta tragica. La violenza non è più un incidente, è diventata un sistema». Montanelli, conservatore illuminato, intuisce che quella bomba ha ucciso qualcosa di più importante delle vite umane: ha ucciso la fiducia nella pace sociale conquistata dopo la guerra. Il suo timore è soprattutto per la tenuta morale del Paese: «La democrazia è un lusso che si paga con la responsabilità, e noi siamo in bancarotta». Piazza Fontana segna per lui il momento in cui l’Italia scopre di essere fragile, esposta e pericolosamente sola di fronte ai suoi demoni interni.
DC

Riferimento: Indro Montanelli Editoriale sul Corriere della Sera (Dicembre 1969)

Un Soffio Gigante

Il 12 dicembre 1901 Guglielmo Marconi piega l’orizzonte e unisce i continenti

Un filo docile che collega i mondi,
E l’aria impenitente
che si diverte a scherzarlo.
Un soffio gigante
Che spinge l’uomo al futuro.
Dalla Cornovaglia a Terranova,
L’orecchio ascolta un saluto amico .
Vibra la voce
Con l’emozione dell’uomo che
Parla al mondo.
Di quel lampo c’è un ricordo lontano,
Un sussurro che ancora oggi sentiamo.

MM


«Alle 12:30, tesi l’orecchio e sentii tre deboli scatti…». In quel momento preciso, l’orecchio di un solo uomo ha smentito la matematica di un secolo. Come ricorderà lo stesso Marconi nella sua Nobel Lecture, la scienza ufficiale aveva decretato l’impossibilità dell’impresa: «Molti eminenti scienziati avevano affermato che la curvatura della terra avrebbe impedito la comunicazione». Quei tre scatti sono la prova empirica che la realtà ignora i divieti della teoria. Marconi ha vinto con l’intuizione che l’etere potesse seguire la terra come un abbraccio invisibile. Quel suono debole è il rumore che fa un dogma quando crolla: la dimostrazione che l’impossibile è spesso solo un calcolo sbagliato.
DC

Riferimento: Guglielmo Marconi, Proceedings of the Royal Society (Londra, giugno 1902)

MADIBA

In occasione dell’anniversario della sua morte, ricordiamo Nelson ” Madiba” Mandela ,colui che ci insegnò ad essere liberi

5 Dicembre. Nell’anniversario della sua morte, avvenuta nel 1990, il ricordo di Nelson “Madiba” Mandela, l’uomo che ha insegnato al mondo il valore della libertà


Il rumore di catene
Gridava ad ogni tuo passo.
Gridava libertà per un popolo .
Quel sorriso d Africa
Ostinato come sole d’estate
Era speranza per oprressi,
Medicina vitale per una terra ferita.
Quelle sbarre non ti hanno mai
Davvero imprigionato
Il dolore ha segnato il tuo corpo
Con una penna di sangue.
Madiba ,
Hai insegnato a noi
Quanto è bella la voce nera della notte
E la bianca alba che l ‘ascolta tra le lacrime.
Neanche il vento
è riuscito a portarci via ,
Ora siamo tutti liberi
In questa cella di mondo.

MM


Hannah Arendt ci offre la chiave più lucida per comprendere il miracolo politico di Mandela: la facoltà del perdono non come atto religioso, ma come strumento politico necessario. In Vita Activa, scrive: «Senza essere perdonati, affrancati dalle conseguenze di ciò che abbiamo fatto, la nostra capacità di agire rimarrebbe, per così dire, confinata a un singolo gesto». Madiba ha compreso che l’Apartheid aveva intrappolato sia i bianchi che i neri in un ingranaggio automatico di azione-reazione (oppressione-vendetta). L’unico modo per spezzare questa catena fatale era introdurre l’imprevisto. Come nota Arendt, «il perdono è l’unica reazione che non si limita a reagire, ma agisce in modo nuovo e inaspettato». Mandela non ha cancellato il passato, lo ha disinnescato, permettendo al Sudafrica di avere un futuro che non fosse la semplice prosecuzione logica del suo orribile passato.
DC

Riferimento: Vita Activa (La condizione umana) – Hanna Arendt

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