ROSA BRUCIATA

Il 19 aprile 1943 scoppiò la Rivolta del ghetto di Varsavia: gli ebrei del ghetto si sollevarono contro le deportazioni naziste.
Per settimane resistettero con coraggio, trasformando una condanna in un atto estremo di dignità e memoria.


Hanno chiuso il cielo
dentro un recinto di paura.
Nel muro
un respiro:
mani nude
contro il ferro.
Li ho visti
abbracciare la notte
come fosse una madre,
e parlare al buio
guardandolo negli occhi.
Il dolore
si è fatto canto,
voce piegata
ma viva,
dalle ferite
come rosa bruciata.
Varsavia
era un cuore aperto,
e sanguinava
senza chiedere pietà.

MM

GLI OCCHI NELLA NOTTE

L’11 aprile 1987 moriva Primo Levi, testimone della Shoah e sopravvissuto ad Auschwitz.
Autore di Se questo è un uomo, ha trasformato la memoria in parola per non dimenticare.


Portavi la luce
tra baracche di fame,
dove la vita e la morte
camminano
su un lago ghiacciato.
Ti hanno tolto il nome
come una pagina strappata
per non essere letta.
La parola era un filo
teso sull’abisso:
“non cadere”,
diceva,
non dimenticare.
Sei tornato
con gli occhi
pieni di notte:
il male scritto
a pugno chiuso,
ma l’animo
non riuscì
a comprenderlo.
La memoria
si stende come rugiada
e nei versi
risale
l’alba.

MM

CAMPO DE’ FIORI

17 febbraio 1600 — A Campo de’ Fiori viene arso vivo Giordano Bruno, ex frate e filosofo, condannato per le sue idee sull’infinità dell’universo e la libertà del pensiero.


A Campo de’ Fiori
l’alba sa di silenzio.
sono pietra le voci
contro il cielo chiuso.
Il fuoco ti ha preso
come un amante geloso:
voleva spegnerti
e ti ha reso cielo.
Tra le ceneri
cammini ancora,
una domanda
che il tempo non sopisce
sotto le stelle.

MM

IL SERPENTE NEL VELLUTO

Il 13 febbraio 1983, al Cinema Statuto di Torino, durante la proiezione del film “La capra”, un incendio trasformò una sala di sogni in una tragedia. Morirono 64 persone.


Torino aveva la neve
nelle tasche della sera.
La luce di un cinema
era promessa di sogni,
come un rossetto rosso
sulle labbra delle poltrone.
Poi il fumo,
serpente,
si prese “La Capra”
e strinse il respiro
col suo bacio di morte.
Una bestia gelosa
che volle tutti per sé
sotto una coperta di cenere.
La vita gridava,
ma le porte erano sorde,
chiuse nel loro segreto
di cenere.
Una sala vuota,
con fumo dentro il cuore,
l’ultima casa dove
i sogni si sedettero
e il buio li chiamò per nome.

MM

VOCI SENZA NOME

27 gennaio – Giorno della Memoria
Si ricordano le vittime della Shoah e la liberazione di Auschwitz, perché il ricordo non sia un rito, ma una responsabilità verso l’umanità.


Voci senza nome
che gridano
nella memoria
Scarpe vuote
riempite di gelo,
numeri cuciti
sulla pelle del tempo.
Un filo spinato
osserva inerme:
vita e morte,
ciò che non è più
un uomo.
Dio camminava scalzo
in quei campi
e piangeva.
Vedo i bambini
leggeri come neve
restare fermi,
inermi in un quadro.
Ricordare non è un rito,
l’unico modo
per restare
umani.

MM

PREGHIERE SCALZE

29 dicembre 1890 – Massacro di Wounded Knee: l’esercito statunitense uccide centinaia di nativi Lakota. È considerato l’atto finale delle guerre indiane.


Rossa la neve,
Uomini scalzi cadono
come preghiere.
Il vento guarda,
Solo i capelli
si muovono ancora.
Voci antiche,
per sempre.
Il canto dei bisonti
spento dai fucili.
Il fiume sacro ascolta
Un popolo disteso.
Ora sono terra
dove furono danze.

MM

Il Silenzio Di Un Istante

12 dicembre 1969: l’attentato terroristico di Piazza Fontana. Morirono 17 persone.

Un boato.
Grida del male.
Nere ombre
Che come schegge
Si conficcano nei cuori di ognuno.
Ognuno fu Milano
In quella piazza che diventò vuota.
Piena di orrore.
Le mani fredde ancora aggrappate,
Come fiori strappati dai campi.
16:37.
Il silenzio di un istante
Che diventò urlo di giustizia
MM


Di fronte alla “Orrenda strage” (titolo a nove colonne del suo giornale), Indro Montanelli scrive: «Siamo a una svolta tragica. La violenza non è più un incidente, è diventata un sistema». Montanelli, conservatore illuminato, intuisce che quella bomba ha ucciso qualcosa di più importante delle vite umane: ha ucciso la fiducia nella pace sociale conquistata dopo la guerra. Il suo timore è soprattutto per la tenuta morale del Paese: «La democrazia è un lusso che si paga con la responsabilità, e noi siamo in bancarotta». Piazza Fontana segna per lui il momento in cui l’Italia scopre di essere fragile, esposta e pericolosamente sola di fronte ai suoi demoni interni.
DC

Riferimento: Indro Montanelli Editoriale sul Corriere della Sera (Dicembre 1969)

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