14 marzo 1883 – Muore a Londra Karl Marx, filosofo ed economista tedesco. Con la sua critica al capitalismo e la teoria del materialismo storico influenzò profondamente il pensiero politico e sociale moderno.
La città ti guardava come un profeta stanco, uno che parla al vento ma ascolta il dolore degli uomini. E le fabbriche respiravano lente nel fumo dell’alba. Ogni parola era un seme scuro gettato nella terra degli uomini stanchi. Forse non volevi rivoluzioni, ma soltanto che l’uomo non fosse più solo davanti al pane. Una parola semplice e pesante: giustizia. MM
Tra il sogno di “ogni uomo nasce libero” e il buio dell’oggi.
Camminai lungo le tenebre più profonde dell’uomo , E vidi i dirupi di quanto egli è capace. Spesso ebbi la tentazione di tornare indietro , Ma solo altro buio mi avrebbe atteso. Poi trovai un vecchio libro Con le firme di ognuno . “Ogni uomo nasce libero “ Come il tempo che fugge Dai granelli di una clessidra. Quei fogli così fragili Furono lame per tagliare catene. Le grida di un dolore muto MM
Quando nel 1947 l’UNESCO chiese a Benedetto Croce di contribuire alla stesura della base teorica dei diritti umani, il filosofo rispose con un “No”, rifiutando di partecipare a quello che considerava un errore filosofico e politico.Egli contestò l’idea stessa di poter formulare «diritti universali», sostenendo con forza che «i diritti dell’uomo sono diritti storici e non eterni». Per Croce, ogni diritto nasce da un bisogno specifico, da una lotta precisa in un tempo preciso, e non può essere astratto in una «categoria logica» valida per sempre. Il dramma odierno conferma la sua tesi: il sistema di protezione crolla perché abbiamo trasformato i diritti in idoli immobili, dimenticando l’avvertimento crociano che «la libertà è una conquista perpetua, non un possesso garantito». Celebrando l’astrazione, abbiamo perso la capacità di combattere la battaglia concreta, lasciando che i diritti diventassero parole solenni ma impotenti di fronte alla «asprezza della lotta» reale. DC
Riferimento: Benedetto Croce, I diritti dell’uomo e il momento presente (Risposta all’inchiesta dell’UNESCO), in «La Critica», 20 luglio 1947.
Brucia la terra Su questa neve rossa. Luci di sangue svegliano la notte. Chi può dormire In un silenzio senza occhi ? L ‘invasore È come vento gelido Sulle mie ossa stanche Non si da pace. Non ne da a noi. Il Dombas vive ancora Capovolto tra gelo e fuoco . Grida una voce alla radio Che supera i cannoni Un ultimatum che fa ancora più male E noi ancora qui A contraddire la tormentata MM
L’ultimatum che «supera i cannoni» non è una novità della tecnica moderna, ma l’eterno ritorno della logica del potere descritta da Tucidide. Nel celebre Dialogo dei Meli, lo storico greco fa pronunciare agli Ateniesi la legge ferrea che governa ogni conflitto, spogliata di ogni ipocrisia morale: «La giustizia, nella valutazione degli uomini, esiste solo quando la forza è pari da ambo le parti; altrimenti i più forti fanno ciò che possono e i più deboli subiscono ciò che devono». L’annuncio di Putin non cerca il dialogo, ma ratifica una condanna. Nel Donbass, tra il gelo e il fuoco, si consuma nuovamente questa tragedia antica: non c’è spazio per la ragione o la pietà, ma solo per la brutale necessità di chi subisce perché non ha la forza di imporre la propria giustizia. DC
Riferimento: La Guerra del Peloponneso (Dialogo dei Meli) – Tucidide
Riferimento: La Guerra del Peloponneso (Dialogo dei Meli)
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