PIÙ VELOCE DEL MURO

Il 31 marzo 1980 moriva a Tucson (Arizona, USA) Jesse Owens,
velocista afroamericano che trionfò alle Olimpiadi di Berlino 1936, nel pieno del regime nazista.


Correvi
contro il peso
del silenzio,
nel vento cieco
delle voci.
Eri più veloce
del dolore,
con la vittoria
tatuata sulla pelle.
Sento ali
scavare la terra
per portarti
sino in cielo,
e il mondo tacque.
Quattro volte
il vento
ti chiamò per nome
tra bandiere immobili.
Il tempo
si inchinò
come di fronte
a un miracolo.
Berlino
rimase indietro,
polvere negli occhi
di chi non vedeva,
e tu,
solo un uomo,
più veloce
di ogni muro.

MM

CAMICE BIANCO

Negli ultimi giorni, negli Stati Uniti, un infermiere è stato ucciso durante un’operazione di polizia.
La sua morte ha acceso proteste e interrogativi sull’uso della forza e sulla libertà.
sconfitta.


Camice bianco
cura il respiro,
ora giace a terra
come una preghiera
senza voce.
L’asfalto freddo
conserva domande
come fiori sotto la neve.
Sirene tagliano l’aria,
la città piange in silenzio
e il vento passa
sulle ferite scoperte.
La notte colpisce,
come un manganello:
una lezione
imparata a forza.
Mani alzate,
inermi,
cadono come neve sporca.
Ciò che resta del silenzio
sono singhiozzi trattenuti.
Paura che chiede
una libertà
ancora viva.
MM

UN SOGNO DA ABITARE

20 gennaio 1993 moriva l ‘attrice Audrey Hepburn, icona di grazia e stile.
La sua eleganza resta un linguaggio silenzioso, capace di unire arte, umanità e memoria.


Eri un cigno
ricamato di silenzio,
eleganza
mai imparata,
leggera
come vento del mattino.
Solitudine raffinata
davanti a una vetrina
di New York,
il respiro a scaldare
i sogni.
Poi eri Sabrina
dopo il viaggio:
lo stesso volto,
lo stesso sguardo
con occhi di luce ferma.
La grazia non era
vestito,
ma un sogno
da abitare.

MM

LA VITA GIOCA A DADI

Bobby Fischer, campione del mondo di scacchi, morì il 17 gennaio 2008 a Reykjavík, in Islanda. Vissuto a lungo in esilio, il suo genio sulla scacchiera convivette con un progressivo isolamento umano e politico.

La coincidenza è crudele. Bobby Fischer, morto in esilio e in disgrazia politica, è la replica spettrale di Al-Suli, il più grande maestro del mondo arabo, morto nascosto a Bassora per sfuggire a una condanna del Califfo. Nel suo trattato, Al-Suli scriveva una verità che Fischer ha ignorato scambiando la scacchiera per il mondo: «Il gioco richiede prudenza, perché la parola incauta distrugge ciò che la mano ha costruito sulla tavola». La mano di Fischer era divina, capace di architetture logiche ineccepibili, ma la sua “parola incauta” , come i deliri antisemiti, l’odio per l’America, il disprezzo verso l’Occidente. Al-Suli annotava che «la maestria negli scacchi eleva l’uomo sopra i re», un’illusione di onnipotenza che ha intossicato Fischer fino a fargli credere di essere intoccabile, superiore alle leggi degli stati e della biologia. Ma la fine di entrambi i maestri precipita in questa condanna:: «Quando il favore del mondo si ritira, il Gran Maestro resta solo con i suoi pezzi di legno». Fischer ha vissuto come se l’esistenza fosse una partita a scacchi, un sistema chiuso di pura logica e causalità dove ogni errore è emendabile con una mossa corretta; la sua morte per rifiuto della medicina occidentale è lo schianto contro l’irrazionalità biologica. Ha cercato di risolvere la vita come un teorema, scoprendo nel momento finale che la vita, fuori dalle sessantaquattro caselle, gioca a dadi e non ammette calcoli.
DC

Riferimento: Abu Bakr al-Suli , Kitab ash-Shatranj (Il libro degli scacchi), X secolo ca.

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IL RING DELLA VITA

IL RING DELLA VITA

Il 17 gennaio 1942 nasceva Cassius Clay, poi Muhammad Ali.
Un campione che fece del ring una battaglia per i diritti e contro la guerra.


Danzavi come una farfalla
nel ring della vita.
I pugni sferrati all’odio,
una voce
capace di rompere i vetri.
Essere vento
contro i muri,
un nome diverso
contro la guerra.
Foreman
ti ha visto al tappeto,
poi volare
nel cielo di Kinshasa.
Il tuo passo svelto
è il cammino
di chi non si arrende,
le mani giunte
dentro i guantoni,
una preghiera che ci vede
tutti fratelli.

MM

VOCE SCALZA

15 gennaio 1929
nasce Martin Luther King Jr.,
protagonista della lotta nonviolenta per i diritti civili degli afroamericani.


Una voce scalza,
tra la folla,
cammina tra le paure
nei respiri del ferro.
Un sogno breve
che sposta il mondo
e ne fa casa
per tutti.
Nasce così:
la follia di un disegno
senza colori,
tratti che corrono liberi,
inermi sotto un segno
Ci hai insegnato a vedere
con occhi non nostri
e a vivere
almeno un giorno.

MM

L’IMPERATIVO DEL NORD

L’Europa dei “volenterosi” erige uno scudo diplomatico attorno alla Groenlandia, ribadendo l’inviolabilità della sovranità danese contro le rinnovate ambizioni di acquisizione strategica da parte degli Stati Uniti.

L’atteggiamento dei “volenterosi”, che blindano la Groenlandia contro le pretese di annessione, risponde all’unico imperativo giuridico capace di preservare la dignità delle nazioni. Kant aveva già tracciato questa linea rossa: uno Stato non è una proprietà, ma una comunità di uomini. Trattare la Groenlandia come un oggetto da acquisire per la sicurezza americana significa degradarla a “patrimonium”, violando la sua natura di soggetto morale. Kant è inequivocabile: “Uno Stato non è un avere (patrimonium). È una società di uomini, sulla quale nessun altro all’infuori di essa stessa può comandare o disporre”. L’intenzione americana di “incorporare” l’isola, come si fa con un ramo d’azienda, è un ritorno alla barbarie pre-giuridica. La resistenza europea è la difesa di quel principio cosmopolitico secondo cui “La violazione del diritto avvenuta in un punto della terra è avvertita in tutti i punti”. Cedere alle lusinghe o alle pressioni di Washington significherebbe ammettere che la forza economica può cancellare la storia, un abominio per la ragione poiché “Innestarlo come un innesto in un altro Stato significa sopprimere la sua esistenza come persona morale”. Il ghiaccio non si compra, si rispetta.
DC

Riferimento: Immanuel Kant – Per la pace perpetua

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SOGLIA

Nelle ultime ore Nicolás Maduro, al potere dal 2013 dopo la morte di Hugo Chávez,
è stato deposto e arrestato dagli Stati Uniti, ponendo fine a un lungo periodo di governo autoritario in Venezuela.


La notte cade
come piombo sulle case
in un silenzio cieco
illuminato
da granate.
Il potere caduto
fa rumore,
vuoto il palazzo.
Strade inermi
senza direzione
ai passi negati.
Dove il regime gridava
ora sbraita l’inquietudine.
La libertà osserva
dietro
una porta chiusa.

MM


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IL DIRITTO DI NON TOLLERARE

IL DIRITTO DI NON TOLLERARE

L’aviazione statunitense colpisce i palazzi del potere a Caracas. L’intervento militare mira a scardinare il regime di Nicolás Maduro, aprendo una frattura irreversibile negli equilibri del continente.

Mentre la polvere dei crolli si deposita sulle strade venezuelane, emerge il profilo duro dell’etica della responsabilità. Popper, osservando i totalitarismi del Novecento, aveva già tracciato la mappa per comprendere questo momento: non possiamo permetterci l’inazione in nome di una tolleranza suicida. L’intervento americano risponde a quella che Popper definisce la necessità di difendere le istituzioni della libertà, poiché «la tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza». Se le forze democratiche restassero a guardare mentre un regime chiude ogni spazio vitale, diverrebbero complici della propria fine. L’autore è tassativo: «Dovremmo proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti». Quello che vediamo a Caracas è l’applicazione pratica di questo principio filosofico; non è imperialismo, ma autodifesa preventiva della società aperta, dato che «se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l’attacco degli intolleranti, i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi». La forza, qui, serve a riaprire ciò che era stato sigillato.
DC

Riferimento: Karl Popper – La società aperta e i suoi nemici (1945)
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