L’IMPERATIVO CONTRO LA FELICITÀ

Il 12 febbraio 1804 muore a Königsberg Immanuel Kant, gigante della filosofia moderna e artefice della rivoluzione critica che ha ridefinito i confini della ragione, della morale e dell’estetica occidentale.

Kant ci costringe a guardare in faccia l’abisso della nostra responsabilità : non agire perché “conviene” o perché “piace”, o perché “porta profitto”, ma agire perché si deve. Il celebre incipit della conclusione della Critica della Ragion Pratica viene spesso ridotto a un aforisma da cioccolatini, mentre in realtà è un’equazione esistenziale che non lascia scampo, un verdetto che ci condanna alla grandezza o alla miseria. “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente… il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me”. Noi abbiamo perso entrambe. L’imperativo categorico kantiano è stato rimpiazzato dall’imperativo ipotetico del capitalismo emotivo: “se vuoi essere felice, consuma”; “se vuoi essere amato, performa”. Kant, invece, ci ricorda brutalmente che la dignità umana non risiede nella felicità, che è un ideale dell’immaginazione, non della ragione, ma nella capacità di autolegislazione. La libertà non è fare ciò che si vuole, ma obbedire a una legge che ci si è dati. Egli invoca il Dovere con parole che oggi suonano come una lingua morta, eppure mai così necessaria: “Il dovere! Nome sublime e grande, che non porti con te nulla di piacevole che importuni… ma pretendi la sottomissione”. La nostra epoca però è ossessionata dall’assenza di attrito, dal comfort, dal “mi piace”, e non tollera la sottomissione a una legge interiore priva di ricompensa immediata. Vogliamo essere sedotti, non comandati. La morte di Kant ci consegna alla responsabilità assoluta di autodeterminarci, rendendo la libertà una disciplina necessaria che sostanzia la nostra esistenza.
DC

Riferimento: Immanuel Kant, Critica della ragion pratica (1788).

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INQUILINI DEL TEMPO

MISURA DELL’UOMO

18 Gennaio 1689 – nascita di Charles-Louis de Secondat, barone di Montesquieu
Filosofo e scrittore illuminista, autore de Lo spirito delle leggi.
La sua nascita il 18 gennaio collega la data alla nascita del pensiero moderno, influenzando non solo la politica ma anche la prosa saggistica europea.


Uomo di lume
Dentro le tenebre,
Il silenzio di leggi,
con voce di bastone.
La libertà urlata
In segreto
Come un bacio amaro.
Il pane diviso,
gesto necessario:
l’uomo
misura l’uomo,
nessuna ombra
più grande del sole,
nell’equilibrio fragile
di una luce
che non vince la notte.

MM

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