Il 2 aprile 1725 nasceva a Venezia Giacomo Casanova. Avventuriero, seduttore e scrittore, fu celebre per la sua vita libera e per le sue memorie, simbolo di un’epoca tra libertà e inganno.
Sui marmi freddi di Venezia, un’eco di risa lontane tra lampade consumate. Eri vento, senza volto né nome, solo un tremore che sfiorava la carne del tempo. Amavi il cielo rosa, e lo cercavi negli occhi di chi sapeva svanire. Credevi eterno quel breve incendio, ma l’alba spegne ogni inganno e lascia sale sulle mani. Le sbarre ti accolsero come una nuova casa. Ma ogni volta che cammino tra specchi immobili il tuo nome resta prigioniero dell’acqua. MM
22 febbraio 1512 — muore Amerigo Vespucci, navigatore fiorentino. Fu il primo a riconoscere un nuovo continente, che per questo venne chiamato America dal suo nome.
Nel buio dell’oceano la notte era carta d’inchiostro. Cadeva la storia sulle vele tremanti, il vento scriveva. Apparve la terra come un dono esaudito: il tuo nome sulla sabbia. Il cielo imparò un nuovo orizzonte. MM
4 febbraio 1900 – nasce Jacques Prevert, autore di Le foglie morte, Barbara, Colazione del mattino, poesie segnate dall’amore e dalle ferite della guerra
Ti ho visto abbracciare la guerra senza mai baciarla: camminare scalzo nei tuoi versi, tra le rovine dell’uomo. Scrivere “amore” mentre cadevano le bombe. Ti ho visto amare le donne, con l’inchiostro di una penna, fischiettare sotto la pioggia senza bagnare il cuore. Hai custodito la parola che non salva, ma cura piano, come una febbre d’autunno sulla pelle stanca. MM
3 febbraio 1468 – Muore Johannes Gutenberg Padre della stampa moderna. Colui che diede peso alla parola e voce al tempo.
Il verbo imprigionato alla parola, trascinato nel fiume dei ricordi. Le parole dormivano chiuse in un cassetto, come pane vecchio. Hai rotto il silenzio con piombo e inchiostro: un dono per chi vive in eterno. Ora il tempo scorre in colonne, e nessuno si accorge della luce di una lettera che passa. Hai dato voce a chi non l’aveva, ci hai resi meno soli, un po’ più simili. MM
Il 25 gennaio ricordiamo la nascita diVirginia Woolf. Autrice di Mrs Dalloway, Gita al faro, Le onde, è tra le voci che hanno cambiato il modo di raccontare l’esperienza umana.
Per Woolf, l’identità è ciò che resta quando l’esperienza smette di essere soltanto tempo. Ed è proprio nella sua “Gita al Faro”, che la signora Ramsay esercita questa facoltà suprema percependo che, oltre l’agitazione delle circostanze, “c’è una coerenza nelle cose, una stabilità; qualcosa, intendeva, è immune dal cambiamento”, e che questa immunità risiede nella forza rivelatrice dello sguardo. Lily Briscoe fa di questa visione un linguaggio pittorico, salvando l’attimo dalla dissoluzione. Di fronte all’opera compiuta, ella proclama la validità assoluta della sua esperienza affermando “ho avuto la mia visione”, un atto che certifica l’esistenza di un senso compiuto. La realtà assume valore solo attraverso la sedimentazione di queste percezioni intense, poiché “di tali momenti, pensava, è fatta la cosa che dura”, creando un deposito di eternità all’interno della finitezza umana. Ritornare a Woolf significa riconoscere che la vita prende forma nei vertici dell’esperienza, là dove pensiero ed emozione si intrecciano fino a diventare forma, senso e durata, trasformando l’esistenza in una materia capace di resistere alla dispersione del tempo e di sopravvivere come intensità, come coscienza, come presenza. DC
Il 16 gennaio 1605 viene pubblicata a Madrid la prima parte del Don Chisciotte della Mancia, di Miguel de Cervantes.
Sei solo cavaliere, a parlare con l’aria come una preziosa compagna di viaggio. I libri hanno reso fragili gli occhi, specchi del tuo animo inquieto. Vedi mulini agitarsi come giganti e il belato di pecore pare l’urlo d’un esercito. Le ombre combattute senza nemico, la polvere ti riconosce a ogni caduta. Ma l’amore è reale anche se Dulcinea non ha volto: è un nome che salva un mondo senza sogni.
Il 16 dicembre 1775 nacque a Steventon, Jane Austen. Tra le sue opere più celebri: Orgoglio e pregiudizio, Ragione e sentimento, Emma.
Cucivi l’amore Come una veste di gala, Nella tua fredda stanza Dove il mondo non poteva trovarti. Un amore silenzioso Cone tempesta , Dal pregiudizio che soffoca E l’orgoglio che uccide . L’amore come ragione, Il digiuno dal soffrire, O sentimento, Quando nel vuoto ci lasciamo cadere. Un’ illusione malcelata, Forse l’unica verità noi stessi. MM
Il “filo” del discorso
In un’epoca che prescriveva un unico modello di felicità femminile (matrimonio e figli), Jane Austen usa Edward Ferrars per pronunciare la sua difesa personale contro l’omologazione. È la voce dell’autrice che reclama il diritto all’individualità quando afferma: «Desidero, come tutti, essere perfettamente felice; ma, come tutti, deve essere a modo mio». Jane rivendica una felicità “minore”, fatta di scrittura, poche amicizie e ironia, che non ha bisogno dell’approvazione pubblica per essere valida. Nel duecentocinquantesimo anniversario della sua nascita, Austen ci insegna che piegarsi ai desideri altrui è la morte dell’anima, e che la vera grandezza sta nel restare fedeli alla propria natura, anche se questa prevede una vita silenziosa e appartata. DC Riferimento: Ragione e Sentimento – Jane Austen
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