È in corso un attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro il regime di Teheran, durante il quale è stata confermata la morte della Guida Suprema Ali Khamenei. L’Iran ha risposto con lanci di missili e droni verso Israele e diversi Stati del Golfo, tra cui Dubai e gli Emirati, segnando una forte escalation regionale.
La notte era un lampo continuo sopra città lontane. Il cielo del deserto si è aperto come una ferita senza voce. Parlano i missili con voce di metallo. Il rumore del ferro scrive nomi nel buio. Guerra è canzone che ritorna: una donna che urla con capelli di cenere. Il silenzio dell’esplosione pesa più del mondo. E noi, inermi, contiamo le stelle come superstiti di noi stessi. MM
In Iran, la violenta repressione contro la sollevazione popolare ha causato tra le 2.000 e le 12.000 vittime. Il regime ha ufficializzato le prime condanne a morte nel nome di Allah, ponendo giovani manifestanti nell’imminenza dell’esecuzione per soffocare il dissenso.
Quando il regime definisce i manifestanti “nemici di Dio” (moharebeh), sta compiendo un’operazione retorica che Cicerone smascherò scagliandosi contro Marco Antonio. Il vero nemico della Res Publica non è chi protesta, ma chi usa l’esercito statale contro i cittadini. L’Iran di oggi è un teatro dove il potere ha tradito il suo mandato primario, trasformandosi in una fazione armata contro la popolazione. Cicerone tuonerebbe contro questi giudici: “Quale pace può esserci con chi non ha nulla di pacifico se non il nome?”. Le esecuzioni sommarie sono la prova che la legge è stata sostituita dall’arbitrio di un singolo o di una casta. Cicerone ci ricorda appunto che “la libertà non consiste nell’avere un padrone giusto, ma nel non averne alcuno”. La gioventù di Teheran non cerca il dialogo con un Ayatollah più illuminato, ma il diritto di respirare senza che un dogma ne decida il ritmo. E il regime, sordo e violento, si merita l’invettiva che l’oratore romano riserva a chi distrugge la patria dall’interno: “Hai voluto essere temuto; ma chi è temuto è necessariamente odiato, e l’odio è il primo passo verso la rovina”. Con migliaia di corpi già a terra e un popolo che ha perso la paura, l’illusione di stabilità della teocrazia si sgretola. Quello che il regime scambia per ordine è solo il preludio del proprio crollo, poiché, pezzo dopo pezzo, stanno costruendo il loro patibolo con le stesse travi usate per impiccare i dissidenti. DC
Da settimane in Iran migliaia di persone scendono in piazza contro crisi economica e repressione politica. Le proteste sono state represse con arresti, blackout e uso della forza.
Non stanno zitte le piazze. Non più. Si alza la voce dove prima erano bastoni. La testa rivolta al cielo, senza più guardare l’inferno. Un passo lento contro il freddo del ferro, spinto da un pianto giovane. Il sangue cade senza permesso e diventa preghiera per chi sa ascoltare. Il cammino, inesorabile, verso la luce quando il buio si fa legge. MM
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.