LUCE OSTINATA

20 marzo 1852 — viene pubblicato “La capanna dello zio Tom” di Harriet Beecher Stowe.
Un romanzo che racconta, con dolore e umanità, la vita degli schiavi nelle piantagioni americane, dando voce alla dignità e alla sofferenza di un uomo che non smette di credere, anche quando tutto sembra perduto.


Nella notte lenta dei campi
il respiro è terra e dolore,
Tom,
è un filo che non si spezza.
Cammina piegato al vento,
al cenno del padrone,
ma lo sguardo è alto
come luce ostinata.
Non grida,
ma ogni passo è una ferita che parla,
ogni sguardo
un cielo negato agli uomini.
La sua capanna
è un cuore che sanguina piano
e arde in una fede
più grande della paura.
E quando il mondo
comincerà a cadere,
sarà la canzone
che non vuole finire,
quella poesia breve
che fa piangere
ogni volta.

MM

FERITA NECESSARIA

Il 7 febbraio 1812 nasceva Charles Dickens, voce degli ultimi e delle coscienze ferite.
Da Oliver Twist a David Copperfield, da Grandi speranze a Canto di Natale, ha insegnato che l’amore è l’unica vera vittoria.


Matrigna nebbia ,
Educa il mio tremore .
Le tasche vuote
Sprofondano
ogni mia gioia .
Ascolto
il ferro delle fabbriche
battere sulla schiena
Degli uomini.
Grido nel gelo
Per il pane.
La memoria
È una stanza lunga
Con suoni grigi,
A volte ritornano
Come una ferita necessaria.
Sogni cuciti col denaro
ma il mattino insegna
che la ricchezza
Pesa più della miseria.
Tu scrivi
Per gli ultimi,
chi non c’è la fa,
ma alla fine vince sempre,
Come l’amore .

MM

INGRANAGGIO

5 febbraio 1936 – Esce negli Stati Uniti “Tempi moderni” di Charlie Chaplin, capolavoro del cinema mondiale e potente critica dell’industrializzazione e dell’alienazione del lavoro.


L’uomo si fa ingranaggio
tra un turno e l’altro,
per meritarsi la vita.
La schiena curva
di chi non può vedere il cielo ,
i vestiti sporchi di ferro,
come l’ingiustizia addosso.
Sono un alieno,
una macchina d’uomo,
obbediente
a ciò che serve.
La macchina davanti
divora il mio tempo.
Un gesto,
come altri milioni,
tanto inutile
quanto necessario.
In fondo,
questa fabbrica
è la mia casa,
tutto ciò che ho.
Il metallo
non sa piangere.
Io invece sì.

MM

UN PIANTO GIOVANE

Da settimane in Iran migliaia di persone scendono in piazza contro crisi economica e repressione politica.
Le proteste sono state represse con arresti, blackout e uso della forza.


Non stanno zitte le piazze.
Non più.
Si alza la voce
dove prima erano bastoni.
La testa rivolta al cielo,
senza più guardare l’inferno.
Un passo lento
contro il freddo del ferro,
spinto da un pianto giovane.
Il sangue cade senza permesso
e diventa preghiera
per chi sa ascoltare.
Il cammino,
inesorabile,
verso la luce
quando il buio
si fa legge.

MM

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