LA NOTTE PIÙ LUNGA

Il 21 dicembre 1375 moriva Giovanni Boccaccio. Oggi commemoriamo il genio e l’immenso contributo letterario ricordando la sua Opera immortale: il Decameron.


La distinzione tra l’uomo e l’animale risiede nella sacralità del congedo, ma quando il rito si spegne, la civiltà sprofonda nell’anonimato della materia. Boccaccio osserva con sdegno come, sotto il peso del morbo,“la reverenda autorità delle leggi, e delle divine e delle umane, era quasi caduta e dissoluta tutta”, lasciando spazio a un cinismo che profana persino il dolore. Il dettaglio del lutto trasformato in derisione, dove “in luogo di quelle [lagrime] risa e motti e festeggiar s’usava” , rivela una società che ha perso il suo centro morale. Non c’è più onore per chi se ne va, poiché“non solamente poche lagrime o lumi o onorevole compagnia erano a’ morti conceduti, ma la cosa era pervenuta a tanto, che non altramente si curava degli uomini che morivano, che ora si curerebbe di capre”. Questa equiparazione tra l’uomo e l’animale è il punto di non ritorno, quando i cadaveri vengono gettati nelle fosse comuni e“a centinaia si mettevano, e in quelle si stivavano come si mettono le mercatantie nelle navi a suolo a suolo”, la storia stessa smette di essere umana. Nel giorno in cui ricordiamo la sua morte, Boccaccio ci avverte che, privati del rito e della legge, non restiamo che carne senza nome, esposta al nulla della dimenticanza.
DC

Riferimento: Giovanni Boccaccio – Il Decameron

Parli Con Dio

Il 16 dicembre 1770 nacque il genio di Ludwig van Beethoven a Bonn


Non senti il mondo.
Che gran fortuna.
Per noi la musica è muta ,
Tu invece parli con Dio,
Fino alla nona stanza del cielo .
Le note come preghiere eterne
In questo sordo presente.
MM


Il “filo” del discorso

Nell’ottobre del 1802, Beethoven scrive ai fratelli una lettera mai spedita che è l’atto di nascita della sua seconda vita. Confessa di aver pensato al suicidio a causa della sordità incipiente, ma rivela che fu solo l’arte a trattenerlo: «es schien mir unmöglich, die Welt eher zu verlassen, bis ich das alles hervorgebracht, wozu ich mich aufgelegt fühlte» (mi è sembrato impossibile lasciare il mondo prima di aver prodotto tutto ciò che mi sentivo chiamato a produrre). Qui il 17 dicembre, si celebra la nascita di un uomo che resta nel mondo non per scelta ma per necessità. Vivere diventa il prezzo da pagare affinché ciò che deve essere scritto possa esistere.
DC

Riferimento: Ludwig van Beethoven Il Testamento di Heiligenstadt (1802)

Cucivi L’Amore

Il 16 dicembre 1775 nacque a Steventon, Jane Austen. Tra le sue opere più celebri: Orgoglio e pregiudizio, Ragione e sentimento, Emma.


Cucivi l’amore
Come una veste di gala,
Nella tua fredda stanza
Dove il mondo non poteva trovarti.
Un amore silenzioso
Cone tempesta ,
Dal pregiudizio che soffoca
E l’orgoglio che uccide .
L’amore come ragione,
Il digiuno dal soffrire,
O sentimento,
Quando nel vuoto ci lasciamo cadere.
Un’ illusione malcelata,
Forse l’unica verità noi stessi.

MM


Il “filo” del discorso

In un’epoca che prescriveva un unico modello di felicità femminile (matrimonio e figli), Jane Austen usa Edward Ferrars per pronunciare la sua difesa personale contro l’omologazione. È la voce dell’autrice che reclama il diritto all’individualità quando afferma: «Desidero, come tutti, essere perfettamente felice; ma, come tutti, deve essere a modo mio». Jane rivendica una felicità “minore”, fatta di scrittura, poche amicizie e ironia, che non ha bisogno dell’approvazione pubblica per essere valida. Nel duecentocinquantesimo anniversario della sua nascita, Austen ci insegna che piegarsi ai desideri altrui è la morte dell’anima, e che la vera grandezza sta nel restare fedeli alla propria natura, anche se questa prevede una vita silenziosa e appartata.
DC
Riferimento: Ragione e Sentimento – Jane Austen


Sono Respiro Breve

In occasione della nascita avvenuta il 7 dicembre 1598 ricordiamo l’artista Gian Lorenzo Bertini creatore di Piazza San Pietro

La polvere sopita di eterni marmi
Disegnasti l’infinito con occhi di genio.
Colonne che reggono il mondo
E quelle braccia aperte
Che sono casa di ogni popolo .
Roma ti guarda dominante
Con occhi di madre.
Mi inchino d innanzi il tuo ricordo
Sono respiro breve
Al tuo cospetto
Re sole che mai s’ addormenta

MM


Tomaso Montanari rovescia la visione classica del Bernini “servo dei Papi”. Nel suo saggio La libertà di Bernini, ci invita a leggere Piazza San Pietro come l’atto di sovranità di un artista che usa il potere per realizzare la propria visione, e non il contrario. Il 7 dicembre 1598 nasce l’uomo che ha dimostrato che la vera libertà è la capacità di piegare le regole enormi dell’istituzione alla propria fantasia. Celebrare Bernini oggi significa ricordare che l’arte barocca è fatta per esplodere negli occhi, dimostrando che la verità divina (o artistica) non si raggiunge gradualmente, ma per rivelazione improvvisa.
DC

Riferimento: La libertà di BerniniTomaso Montanari

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