Il 6 gennaio 1980, a Palermo, Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana, viene assassinato dalla mafia. Un omicidio che colpisce un progetto di legalità e rinnovamento delle istituzioni.
La luce si è fermata una mattina di gennaio. Uno sparo che rallenta il passo, ma uguale resta il cammino. Gli uomini giusti non cadono, non si inginocchiano: rimangono come vento, anche quando non li vediamo. E continuano a indicarci la strada, inermi ma vivi, nel silenzio che resiste. MM
Nelle ultime ore Nicolás Maduro, al potere dal 2013 dopo la morte di Hugo Chávez, è stato deposto e arrestato dagli Stati Uniti, ponendo fine a un lungo periodo di governo autoritario in Venezuela.
La notte cade come piombo sulle case in un silenzio cieco illuminato da granate. Il potere caduto fa rumore, vuoto il palazzo. Strade inermi senza direzione ai passi negati. Dove il regime gridava ora sbraita l’inquietudine. La libertà osserva dietro una porta chiusa. MM
1º gennaio 1959 Dopo la fuga di Fulgencio Batista, le forze rivoluzionarie guidate da Fidel Castro entrarono all’Avana e presero il potere a Cuba.
L’isola attese, Come sposa all’altare, una promessa di libertà. La notte consumò le ore del dittatore, fuggito come sabbia tra le dita. Ne arrivò un altro, con un sigaro addosso e il volto del salvatore. Gioia di tragica felicità. L’attesa imparò a tacere e a morire ogni giorno. MM
29 dicembre 1890 – Massacro di Wounded Knee: l’esercito statunitense uccide centinaia di nativi Lakota. È considerato l’atto finale delle guerre indiane.
Rossa la neve, Uomini scalzi cadono come preghiere. Il vento guarda, Solo i capelli si muovono ancora. Voci antiche, per sempre. Il canto dei bisonti spento dai fucili. Il fiume sacro ascolta Un popolo disteso. Ora sono terra dove furono danze. MM
Tensione ieri a Torino per lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Undici agenti feriti durante gli scontri.
Un vento di sassi Contro elmi a testuggine. La casa è vuota Mentre l’arena ribolle. L’arte dei bastoni Girati cone majorette E quadri disegansti coi fumogeni. Canzoni di altri ripetute ,come amanuensi Sono muri invalicabili fatti di carta. Le divise piangono sotto la pioggia Ma resistono come bucaneve d’inverno. Il fischio finale è una liberazione , Per una partita giocata male. MM
Torino. Alta tensione e scontri diretti tra gli antagonisti di Askatasuna e la polizia.
Di fronte alle immagini di guerriglia urbana, la Politica di Aristotele ci offre una chiave di lettura basata sulla distinzione tra la parola (logos) e il grido (phoné). La città esiste perché gli uomini possono discutere del giusto e dell’ingiusto, perchè quando la pietra sostituisce il discorso, la politica cessa di esistere e di conseguenza si da inizio alle barbarie. L’antagonista che assale le forze dell’ordine dimostra di aver perso la capacità di abitare lo spazio pubblico, preferendo la solitudine violenta di chi si crede autosufficiente nella propria rabbia. Aristotele ci avverte che questa pretesa di bastare a se stessi fuori dalle leggi è un’illusione mostruosa, poiché “chi non è in grado di vivere in società, o che non ne ha bisogno perché basta a se stesso, deve essere o una bestia o un dio”. Questa mancanza di misura (hybris) trasforma l’agitatore nel più pericoloso degli esseri viventi, un uomo che usa la ragione per servire istinti distruttivi. Aristotele ricorda che “l’uomo, quando ha raggiunto la sua perfezione, è il migliore degli animali, ma se è separato dalla legge e dalla giustizia è il peggiore di tutti”. Ed è proprio in questo caso che lo Stato deve impedire che la passione di una fazione si imponga come legge per tutti, perchè senza la legge la società non progredisce ma arretra, lasciando che la forza prenda il posto della giustizia, annullando millenni di evoluzione etica e politica. DC
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