NELLA NOTTE DEL MONDO

Il 12 giugno 1929 nasceva a Francoforte sul Meno (Germania) Anna Frank, giovane ebrea tedesca divenuta simbolo della Shoah grazie al suo diario. Le sue parole continuano a testimoniare il valore della libertà e della dignità umana.


Avevi un giardino
chiuso tra quattro pareti,
ma coltivavi la libertà
come un fiore prezioso.
La paura bussava forte
alle porte del buio,
raccoglievi parole
come fiori ostinati.
C’era guerra
nelle strade.
L’inverno dell’umanità.
C’era vita
nel tuo quaderno.
Hai insegnato al silenzio
a parlare,
all’ombra
a non vincere.
Resta la tua voce
nella notte
del mondo.

MM

ROSA BRUCIATA

Il 19 aprile 1943 scoppiò la Rivolta del ghetto di Varsavia: gli ebrei del ghetto si sollevarono contro le deportazioni naziste.
Per settimane resistettero con coraggio, trasformando una condanna in un atto estremo di dignità e memoria.


Hanno chiuso il cielo
dentro un recinto di paura.
Nel muro
un respiro:
mani nude
contro il ferro.
Li ho visti
abbracciare la notte
come fosse una madre,
e parlare al buio
guardandolo negli occhi.
Il dolore
si è fatto canto,
voce piegata
ma viva,
dalle ferite
come rosa bruciata.
Varsavia
era un cuore aperto,
e sanguinava
senza chiedere pietà.

MM

GLI OCCHI NELLA NOTTE

L’11 aprile 1987 moriva Primo Levi, testimone della Shoah e sopravvissuto ad Auschwitz.
Autore di Se questo è un uomo, ha trasformato la memoria in parola per non dimenticare.


Portavi la luce
tra baracche di fame,
dove la vita e la morte
camminano
su un lago ghiacciato.
Ti hanno tolto il nome
come una pagina strappata
per non essere letta.
La parola era un filo
teso sull’abisso:
“non cadere”,
diceva,
non dimenticare.
Sei tornato
con gli occhi
pieni di notte:
il male scritto
a pugno chiuso,
ma l’animo
non riuscì
a comprenderlo.
La memoria
si stende come rugiada
e nei versi
risale
l’alba.

MM

VOCI SENZA NOME

27 gennaio – Giorno della Memoria
Si ricordano le vittime della Shoah e la liberazione di Auschwitz, perché il ricordo non sia un rito, ma una responsabilità verso l’umanità.


Voci senza nome
che gridano
nella memoria
Scarpe vuote
riempite di gelo,
numeri cuciti
sulla pelle del tempo.
Un filo spinato
osserva inerme:
vita e morte,
ciò che non è più
un uomo.
Dio camminava scalzo
in quei campi
e piangeva.
Vedo i bambini
leggeri come neve
restare fermi,
inermi in un quadro.
Ricordare non è un rito,
l’unico modo
per restare
umani.

MM

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