NELLE COSE

Il 12 settembre 1981 moriva a Milano Eugenio Montale, grande poeta e scrittore italiano, Premio Nobel per la Letteratura.
Autore di Ossi di seppia, Le occasioni e La bufera e altro, raccontò con parole asciutte e simboliche l’inquietudine dell’uomo moderno.


Il giorno
inciampava
nelle cose.
Tra muri
arsi
cercavi
un varco.
La vita
era un’ombra
ferma
sulla pietra.

MM

NEL SANGUE

Il 20 agosto 1901 nasceva a Modica Salvatore Quasimodo, tra i maggiori poeti italiani del Novecento e Premio Nobel per la Letteratura nel 1959.
Tra le sue poesie più celebri Ed è subito sera, Alle fronde dei salici e Vento a Tindari.


La sua terra
gli gridava
nel sangue
come una ferita.
Scarna,
la parola
cercava
luce.
Tra guerra
e silenzio
un uomo
resta.
Poesia.

MM

GLI OCCHI DELLA NOTTE

Il 14 giugno 1837 si spegneva a Napoli Giacomo Leopardi.
Poeta dell’infinito e della nostalgia, seppe trovare nell’ombra delle cose una luce capace di illuminare ancora il cuore degli uomini.


Nella siepe del vento
ascoltavi il silenzio
delle stelle.
Recanati era un’ombra
ferma sul colle,
un muro di case e memoria.
Cercavi l’infinito
oltre il margine
d’un cielo negato,
nella solitudine
della parola.
Le candele
a farti da occhi
nel buio.
E la notte
imparava da te
a vedere.

MM

VENTO TRA LE SBARRE

11 marzo 1544 – nasce Torquato Tasso, tra i più grandi poeti del Rinascimento.
Autore della Gerusalemme liberata, conobbe anche la prigionia a Ferrara negli ultimi anni della sua vita.


Avevi negli occhi
la foresta e la croce,
l’eco lontana
di una Gerusalemme sognata.
Canto
tra mura chiuse.
Ma la poesia
non conosce catene:
passa tra le sbarre,
diventa vento,
e incendia ancora
la notte degli uomini.

MM

TRA FERITE E TENEREZZA

Il 9 marzo 1883 nasce Umberto Saba, poeta di Trieste.
Nei suoi versi la vita quotidiana diventa poesia, tra malinconia e umana tenerezza.


A Trieste
il mare ti ha insegnato la malinconia,
quella che non grida
ma resta sulle labbra
come sale.
E la poesia
era una carezza ruvida
sul volto del mondo.
Un uomo cammina
con le ferite nell’anima,
e la parola diventa
cura amorevole
per chi sa ascoltarla.
I segreti diventano versi
che il vento detta piano.
Tra ferite e tenerezza
ancora vive la tua voce,
sapendo che l’anima
è una creatura fragile
che chiede soltanto
di essere amata.

MM

TRA MOSTO E VENTO

16 febbraio 1907 moriva Giosuè Carducci, primo italiano Premio Nobel per la Letteratura.
Autore di liriche celebri come San Martino, Pianto antico e Davanti San Guido, diede voce alla memoria classica e ai paesaggi d’Italia con una poesia solenne e vigorosa.


Nel marmo della lingua
pose il suo inverno,
con la durezza che solo l’amore
sa insegnare.
La patria, madre severa,
lo stringeva senza braccia:
una stanza fredda
vegliata dalla cenere.
L’ho incontrato
in una strada di novembre,
coi capelli tra le foglie;
il suo bacio profumava
di mosto e di memoria.
Poi,
seduto tra i cipressi,
insegnò al vento
come si diventa tempo.

MM

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