Scalda Nel Gelo

Mentre la cera cola, la pace resta un voto inascoltato nel gelo di Castel Gandolfo.

Cammina su pietre fatte di storia
Un uomo venuto da lontano.
Porta con se la polvere della guerra
E le ferite di un popolo senza più lacrime.
Chiede all’alba di Roma
Una pace giusta,
Come un dono tanto atteso.
La mano stretta del Papa
È l’abbraccio del mondo.
Tace un attimo la guerra.
La speranza ascolta,
Come una candela che scalda nel gelo.

MM


L’incontro a Castel Gandolfo sembra una pagina strappata dal Querela Pacis di Erasmo da Rotterdam. Nel suo testo,l’autore osserva con orrore i sovrani cristiani e denuncia: «Ascolto risuonare la parola “pace” nei saluti, ma vedo la guerra nei fatti». Tra il Papa e Zelensky c’è l’abisso tra due logiche inconciliabili. Erasmo scriverebbe oggi che «la bestialità della guerra è cosa talmente vergognosa che l’uomo, animale mite per natura, non dovrebbe nemmeno concepirla», eppure la necessità della difesa impone al leader ucraino di parlare di armi proprio nel luogo del disarmo. La delusione politica di cui si parla è, in termini erasmiani, la tragedia di un cristianesimo che ha smesso di essere scandalo per diventare geopolitica, dove «il dolce nome della pace» è soffocato dal rumore della necessità strategica.
DC

Riferimento: Querela Pacis – Erasmo da Rotterdam, 1517.

Fragile Schiusa di Elleboro

L’arte del Deal su un campo di macerie.

Pace,
Parola gentile,
Fragile schiusa di Elleboro.
Resta intonso il libro
Che nessuno vuole aprire ,
E bombe che ancor cadono quiete.
Trump deluso ,
Voce lontana
Che grida sulle nostre teste
Pace ,
come un contratto di vendita immobiliare
mani esperte che parano il vento .
Pace
Come amore stanco
Ma sempre vivo ,
Chissà se qualcuno vorrà ancora scriverlo
.
MM


Se la pace diventa un «contratto di vendita immobiliare», siamo entrati pienamente nella diagnosi che Georg Simmel fa ne La filosofia del denaro. Simmel osserva come il denaro sia «il livellatore più spaventoso», capace di svuotare le cose del loro valore specifico per ridurle a pura quantità misurabile. L’atteggiamento di Trump, infastidito come un CEO per un ritardo burocratico, dimostra che la guerra non è più percepita come tragedia morale, ma come inefficienza economica. Simmel scrive: «Il denaro ha spinto verso il basso ciò che è più alto, ha reso volgare ciò che è straordinario». Trattare il sangue e le bombe come asset da liquidare in un accordo rapido significa aver perso la percezione della qualità della vita umana, sostituendo l’etica con la sola domanda che il cinismo conosce: «Quanto costa chiudere questa pratica?».
DC

Riferimento: Filosofia del denaroGeorg Simmel

Sono Respiro Breve

In occasione della nascita avvenuta il 7 dicembre 1598 ricordiamo l’artista Gian Lorenzo Bertini creatore di Piazza San Pietro

La polvere sopita di eterni marmi
Disegnasti l’infinito con occhi di genio.
Colonne che reggono il mondo
E quelle braccia aperte
Che sono casa di ogni popolo .
Roma ti guarda dominante
Con occhi di madre.
Mi inchino d innanzi il tuo ricordo
Sono respiro breve
Al tuo cospetto
Re sole che mai s’ addormenta

MM


Tomaso Montanari rovescia la visione classica del Bernini “servo dei Papi”. Nel suo saggio La libertà di Bernini, ci invita a leggere Piazza San Pietro come l’atto di sovranità di un artista che usa il potere per realizzare la propria visione, e non il contrario. Il 7 dicembre 1598 nasce l’uomo che ha dimostrato che la vera libertà è la capacità di piegare le regole enormi dell’istituzione alla propria fantasia. Celebrare Bernini oggi significa ricordare che l’arte barocca è fatta per esplodere negli occhi, dimostrando che la verità divina (o artistica) non si raggiunge gradualmente, ma per rivelazione improvvisa.
DC

Riferimento: La libertà di BerniniTomaso Montanari

SONO RESPIRO BREVE

7 dicembre 1598.
Nella ricorrenza della nascita omaggio a Gian Lorenzo Bernini, genio del Barocco che trasformò il marmo in respiro eterno.


Polvere sopita di eterni marmi .
Disegnasti l’infinito con occhi di genio.
Colonne a reggere il mondo ,
E quelle braccia aperte ,
casa di ogni popolo .
Roma ti guarda dominante,
occhi di madre.
Sono respiro breve
Al tuo cospetto.
Re sole che mai s’ addormenta

MM

Forrest Trump

La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita. A meno che tu non faccia una domanda a Trump.

Apocalisse? Mo’ me la segno.

La politica estera spiegata facile: chi urla dai tetti e chi prende appunti immaginari.

Rose

L’autobus di Montgomery disegnato nei tratti di Rosa Parks

A Montgomery, Alabama, nel 1955, Rosa Parks si rifiutò di cedere il suo posto sull’autobus a un uomo bianco infrangendo le leggi sulla segregazione razziale.


Un giorno come tanti
Il gelo legava la mie caviglie.
Ero libera
Dentro una prigione fatta di odio.
L’autobus colmo di anime senza colore
Sembrava stanco come me. Forse più.
Il finestrino appannato mi ingannava
Di un mondo buono,
Di una felicità che non era per me. Non era per quelli come me
Forse colpa dei miei capelli ricci ,
Gli occhi troppo grandi
O la mia pelle che aveva il colore della notte
Le catene si erano rotte da tempo
Ma quel giorno ,
Un giorno cone tanti
Le ho sentite di nuovo stringere.
“Alzati”
Grida come pugnalate
Sul mio corpo stanco
Ma quella volta no
Rimasi in piedi pur restando seduta
E il bianco privilegio
Dovette inchinarsi

MM


“Che cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no” . Albert Camus apre così la sua indagine sulla dignità umana, definendo l’istante esatto in cui la coscienza si desta dall’abitudine. Rosa Parks, immobile su quel sedile di Montgomery, incarna perfettamente questa geometria esistenziale: il suo rifiuto non è una rinuncia, poiché il rivoltoso è anche, fin dal primo movimento, “un uomo che dice di sì” . Come scrive Camus,“questo no afferma l’esistenza di una frontiera” , un confine oltre il quale l’ingiustizia non è più tollerabile perché tocca l’essenza stessa dell’individuo. Non vi è calcolo politico nel suo gesto, ma la consapevolezza di aver toccato quel punto in cui “lo schiavo dice d’un tratto: così e non oltre” Rimanendo seduta, Rosa ha trasformato un banale divieto amministrativo in un assoluto metafisico, dimostrando che « la rivolta non è altro che il movimento della vita » che si rifiuta di essere ridotta a cosa.
DC

Riferimento: L’uomo in rivolta – Albert Camus (L’Homme révolté, 1951)


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Così Fragile

Il disegno mostra uno storico museo in preda all’incuria e l’indifferenza della gente che dovrebbe proteggerla.

Una terra antica,
così fragile.
Verrà cancellata dal vento ,
Da un silenzio pieno di parole.
La storia, l’arte,
Saranno gingilli desueti,
Tradizioni rotte come vasi di terracotta
Da una civiltà senza memoria .
Sotto questo albero millanario
Vi sono radici di luce
Che parole straniere non vedono,
Libertà strette da catene d’oro .
Eri tutto il mondo conosciuto
Ora, cara Europa,
Non ti conosce più nessuno.

MM


La fragilità di quella «terra antica» evocata nella poesia trova la sua diagnosi più spietata nell’incipit de La crisi dello spirito di Paul Valéry: «Noi altre, civiltà, sappiamo ora di essere mortali». L’Europa non è più un destino, ma un equilibrio instabile. Di fronte al disimpegno americano e alle nuove logiche di potenza, il Vecchio Continente scopre di essere diventato ciò che Valéry temeva: «Un piccolo promontorio del continente asiatico», un museo di forme preziose che la storia può cancellare con un soffio. Come scrive Valéry, «un’intera civiltà ha la stessa fragilità di una vita singola»: senza la forza di difendere le proprie “radici di luce”, l’Europa rischia di diventare un magnifico reperto archeologico, ammirato ma ininfluente.
DC

Riferimento: La crisi dello spirito – Paul Valéry

Free Palestine

Critica della ragione contundente.

Silenzio Senza Occhi

Brucia la terra
Su questa neve rossa.
Luci di sangue svegliano la notte.
Chi può dormire
In un silenzio senza occhi ?

L ‘invasore
È come vento gelido
Sulle mie ossa stanche
Non si da pace. Non ne da a noi.
Il Dombas vive ancora
Capovolto tra gelo e fuoco .
Grida una voce alla radio
Che supera i cannoni
Un ultimatum che fa ancora più male
E noi ancora qui
A contraddire la tormentata

MM


L’ultimatum che «supera i cannoni» non è una novità della tecnica moderna, ma l’eterno ritorno della logica del potere descritta da Tucidide. Nel celebre Dialogo dei Meli, lo storico greco fa pronunciare agli Ateniesi la legge ferrea che governa ogni conflitto, spogliata di ogni ipocrisia morale: «La giustizia, nella valutazione degli uomini, esiste solo quando la forza è pari da ambo le parti; altrimenti i più forti fanno ciò che possono e i più deboli subiscono ciò che devono». L’annuncio di Putin non cerca il dialogo, ma ratifica una condanna. Nel Donbass, tra il gelo e il fuoco, si consuma nuovamente questa tragedia antica: non c’è spazio per la ragione o la pietà, ma solo per la brutale necessità di chi subisce perché non ha la forza di imporre la propria giustizia.
DC

Riferimento: La Guerra del Peloponneso (Dialogo dei Meli) – Tucidide
Riferimento: La Guerra del Peloponneso (Dialogo dei Meli)
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