L’11 febbraio 2012 moriva Whitney Houston. Una voce capace di attraversare il tempo.
Sentivo la voce di Dio quando cantavi. Una preghiera che cura l’anima. L’amore che vince il tempo, vive nelle tue parole che feriscono il cuore. Eri fragile come solo chi possiede un dono. Difficile non piangere davanti a tanta bellezza: quel suono nudo che mi uccide, ogni volta. Resti luce di emozione, una ferita che canta anche senza corpo. MM
10 febbraio 1962. Nel pieno della Guerra Fredda, sul Ponte di Glienicke avviene uno degli scambi di prigionieri più simbolici del Novecento: il pilota americano Francis Gary Powers, catturato dall’URSS, viene scambiato con la spia sovietica Rudolf Abel. sopra la corrente.
Due uomini con le tasche piene di segreti, camminano, inermi come bambini sul filo dell’acqua. Il ponte non parla e regge silenzio d’armi. Un baratto, come scarpe vecchie passate di mano, ancora buone per scappare. Non c’è vittoria, ma uno scambio di respiri: la pace che passa dentro pochi metri MM
L’8 febbraio 1881 moriva Fëdor Dostoevskij, lo scrittore che ha scosso la letteratura analizzando la psiche umana e il conflitto tra fede e nichilismo. La sua analisi vive nei suoi romanzi fondamentali: Memorie dal sottosuolo, Delitto e castigo, L’idiota, I demoni e I fratelli Karamazov.
Dostoevskij ha identificato nel benessere materiale il vero oppio dei popoli, una droga somministrata per nascondere il baratro su cui poggia l’esistenza moderna. Egli ha smascherato l’ipocrisia di una società che preferisce l’illusione alla verità, proclamando una gerarchia dolorosa: «È meglio essere infelici e sapere, che essere felici e ingannarsi». Questa conoscenza infelice è la presa di coscienza che, senza un orizzonte trascendente, la vita precipita in quel pozzo senza fondo dove «L’ateismo non predica nulla, solo uno zero». Il maestro russo ha abitato questo “zero” conoscendone ogni anfratto, rifiutando la sedazione della coscienza. La sua morte ci impone di guardare il vuoto senza distogliere lo sguardo. È solo all’interno di questa consapevolezza tragica, e non nella distrazione mondana, che si compie la promessa per cui«La bellezza salverà il mondo», una bellezza che non consola, ma che giustifica il dolore del sapere, rendendolo l’unica via d’accesso al reale. DC
9 febbraio 1881 moriva Fedor Dostoevskij, autore di capolavori come Delitto e castigo, I fratelli Karamazov, L’idiota. Tra Dio e la coscienza, mise l’uomo.
Nella neve di Pietroburgo la coscienza sanguina. Un ragazzo cammina col cuore pesante, un’ascia spezza la sua anima. La colpa è una stanza vuota, solo Dio ne ha la chiave. Tre fratelli piangono il padre: uno prega, l’altro dubita, l’altro tace. E l’innocente, povero idiota, crocifisso dalla bontà stessa. Le Tue creature cadevano inermi davanti all’Onnipotente, sotto uno sguardo che li vedeva tremare. Lo sapevi, Fedor: la salvezza non è luce, ma ferita che non smette di amare il sangue. MM
A Milano, la protesta contro il vertice sulle Olimpiadi è degenerata in violenti scontri tra antagonisti e forze dell’ordine, tra cariche e fitto lancio di oggetti. Il bilancio finale registra diversi feriti tra gli agenti e gravi danni agli arredi urbani nel cuore della città.
Il gas lacrimogeno che annebbia Milano è l’esatto opposto dell’incenso che bruciava sugli altari di Zeus. Pindaro cantava l’aristocrazia dello spirito, dove la vittoria atletica era la rivelazione di una grazia divina, un fulmine di eternità di fronte a un’esistenza precaria. Oggi, la città sventrata e la folla inferocita dimostrano che abbiamo mantenuto la competizione perdendo il Sacro. Siamo tornati a essere ciò che Pindaro definiva con disprezzo: «Sogno di un’ombra è l’uomo». La tregua sacra è infranta non dagli eserciti, ma dai cittadini stessi. L’evento milanese non unisce, divide; non eleva, ma trascina nel fango della contesa politica. L’oro delle medaglie moderne è vile metallo, privo di quella luce che per Pindaro rendeva la vita degna di essere vissuta. «L’acqua è la cosa migliore, mentre l’oro, come fuoco che brucia nella notte, risplende su ogni magnifica ricchezza». Noi abbiamo l’oro bruciante degli appalti e degli sponsor, ma abbiamo perso l’acqua purificatrice del rito. La violenza di piazza durante i preparativi olimpici è la prova che la Hybris (tracotanza) ha sostituito l’Arete (virtù). E Pindaro, ci avverte che chi cerca la grandezza senza giustizia interiore prepara solo la propria rovina. «Ma se qualcuno spera, operando, di sfuggire al dio, si inganna». DC
Oggi celebriamo la nascita di Giuseppe Ungaretti (Alessandria d’Egitto, 8 Febbraio 1888), maestro dell’Ermetismo. Ricordiamo i suoi capolavori:L’Allegria, Sentimento del Tempo, Il Dolore e La Terra Promessa.
Il “Si sta” di Ungaretti incarna l’istante in cui l’uomo smette di progettare il futuro e aderisce totalmente al suo presente fragile. La nostra epoca rifiuta la dignità di questo indugio, consumando ogni esperienza prima ancora che possa sedimentarsi nella coscienza. «Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie»: il verso ci inchioda a una permanenza dolorosa ma necessaria, esponendoci a un vento che non governiamo. La società contemporanea satura questo silenzio con l’urgenza dell’immediato, nel tentativo disperato di coprire il rumore sordo della nostra finitudine. L’intrattenimento diviene l’anestetico per non sentire il brivido della precarietà. Abitare questa incertezza è l’unico atto di verità rimasto. Onorare la nascita di Giuseppe Ungaretti oggi significa avere il coraggio di riconoscersi in quella foglia, accettando che la nostra unica grandezza risiede nel modo in cui abitiamo l’attimo che precede il distacco. DC
L’8 febbraio 1888 nasceva Giuseppe Ungaretti, poeta dell’Ermetismo, che ridusse la parola all’essenziale. Autore di capolavori come Veglia,Mattina, Soldati, San Martino del Carso.
Nel greto della parola Egli posa il cuore, come vedere Dio un istante. Non spiega, scrive vivendo: Il tocco breve di una carezza. Le trincee urlano nel silenzio dei suoi versi, l’amore sussurrato al vento. Mi hai insegnato il lusso dell’essenziale, la bellezza quando si ha sete. Maestro, ti aggrappi alla poesia come un ramo nel buio: La corrente si placa un momento ma dura per sempre. MM
Il 7 febbraio 1812 nasceva Charles Dickens, voce degli ultimi e delle coscienze ferite. Da Oliver Twist a David Copperfield, da Grandi speranze a Canto di Natale, ha insegnato che l’amore è l’unica vera vittoria.
Matrigna nebbia , Educa il mio tremore . Le tasche vuote Sprofondano ogni mia gioia . Ascolto il ferro delle fabbriche battere sulla schiena Degli uomini. Grido nel gelo Per il pane. La memoria È una stanza lunga Con suoni grigi, A volte ritornano Come una ferita necessaria. Sogni cuciti col denaro ma il mattino insegna che la ricchezza Pesa più della miseria. Tu scrivi Per gli ultimi, chi non c’è la fa, ma alla fine vince sempre, Come l’amore . MM
6 febbraio 1945 nasce Bob Marley, il reggae come preghiera e respiro del mondo.
La notte ha un ritmo lento, come una preghiera stanca. La chitarra brucia, comandata da Dio. Sento la musica curarmi l’animo. Le lacrime asciugate dalle tue parole, come un abbraccio che apre le ferite per accogliere il vento. Il sangue fatto di reggae sgorga nelle vie del mondo, ovunque ci sia il sole da ringraziare. MM
5 febbraio 1936 – Esce negli Stati Uniti “Tempi moderni” di Charlie Chaplin, capolavoro del cinema mondiale e potente critica dell’industrializzazione e dell’alienazione del lavoro.
L’uomo si fa ingranaggio tra un turno e l’altro, per meritarsi la vita. La schiena curva di chi non può vedere il cielo , i vestiti sporchi di ferro, come l’ingiustizia addosso. Sono un alieno, una macchina d’uomo, obbediente a ciò che serve. La macchina davanti divora il mio tempo. Un gesto, come altri milioni, tanto inutile quanto necessario. In fondo, questa fabbrica è la mia casa, tutto ciò che ho. Il metallo non sa piangere. Io invece sì. MM
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