QUEL FERRO DI ZUCCHERO

27 dicembre 1923 – Muore Gustave Eiffel, l’ingegnere che diede vita alla torre che porta il suo nome.


Quel ferro di zucchero,
Capace di ascoltare il vento
E la gente innamorata
Che passa ai suoi piedi.
Una preghiera scritta su carta
Un amore impossibile,
Che s’incarna in arte.
Le ferite della città
Sono ruggine del tempo,
Cicatrici che danno forma ai giorni.

MM

SABBIA CHE NON RICORDA

26 dicembre 2004 –
Un violento terremoto nell’Oceano Indiano generò uno tsunami che colpì le coste di Indonesia, Sri Lanka, India e Thailandia, causando oltre 230.000 vittime e devastazioni senza precedenti.


Silenzio.
Orologi fermi,
Case senza vita.
La collera alta dell’acqua
Ora è sabbia che non ricorda.
Relitti sparpagliati in ordine ,
Non sanno dove si trovano,
Come dopo una notte di ebbrezza.
Il boato ancora tuona
Dentro questo deserto
E noi,
inermi ,
Sulla riva del mondo.

MM

TRA LE BRACCIA DEL NATALE

Canto di Natale è il celebre libro di Charles Dickens pubblicato nel 1843


Dorme la città
Tra le braccia del Natale.
Un uomo conta le monete
Come fossero ricordi.
Il passato bussa alla porta:
L ‘amore freddo ad un bambino
Lasciato spegnere come un sogno.
Il presente
Ha il volto felice di altri ,
Mentre egli vaga e passa,
Ricco di silenzi.
Il futuro
Di lui non ha memoria.
Una tomba senza nome
E nessuna lacrima a bagnare i fiori.
L’alba sveglia
Un cuore nuovo,
Generoso di vita
Da donare

MM


La notte di Natale, tra avidità e solitudine. Un tumulto interiore prima di arrivare a un’alba di redenzione e cambiamento, dove il cuore, attraverso la memoria, ritrova la sua umanità.

CUORE CHE GRAFFIA LE PARETI

24 dicembre 1871 – Prima assoluta di Aida
Il 24 dicembre debutta al Cairo l’opera Aida di Giuseppe Verdi.
Un evento fondamentale per la storia dell’opera lirica, nato per celebrare l’apertura del Canale di Suez e destinato a entrare nel canone mondiale.


Aida
schiava d’amore,
prigione del corpo,
Cuore che graffia le
pareti.
Le catene fanno rumore,
Ma tu ami
nel silenzio straniero.
Amore senza una patria.
Sarete insieme
per l’eternità,
coperti dalla pietra
che chiude il mondo
in un respiro
sepolto.

MM


Aida è prigioniera nel corpo, ma soprattutto di un sentimento che la consuma in silenzio.
La tomba diventa l’unico luogo in cui l’amore trova finalmente pace ed eternità, in un ultimo respiro condiviso.

NELLA TERRA DI NESSUNO

24 dicembre 1914 – La Tregua di Natale: Durante la Prima Guerra Mondiale, lungo il fronte occidentale, i soldati tedeschi e britannici interrompono spontaneamente i combattimenti per scambiarsi auguri, regali e giocare a calcio nella “terra di nessuno”.


La notte respira ancora sangue,
Occhi stanchi che pregano
Eppure tacciono i cannoni.
Un silenzio che sa di follia
Dopo tanto rumore.
Mani nemiche si incontrano ,
Questa volta però è un gioco ,
Non c’è premio di morte
Per lo sconfitto.
Nella terra di nessuno
Si gioca un miracolo.
Rotola la palla
Nelle buche di fuoco.
Il freddo è simile
A quando si spara.
Lo stesso tremare
Ci rende marionette
Dello stesso negozio.
Per qualche ora siamo fratelli,
Poi l’alba tornerà a prenderci ,
E con lei la guerra.

MM

GIRASOLE FERITO


Il giallo grida
Come girasole ferito.
Non è salvezza,
Ma il peso dell’animo
Che pittura il quadro.
L’orecchio sanguina
Per non sentire più dolore.
Finalmente è silenzio.
Rimane il ronzio del pennello ,
Sordo,
ostinato.
È un vento malato.
Basta a portarlo via.

MM


La sofferenza interiore di Vincent van Gogh.
Il giallo non racconta gioia né luce divina,
ma il dolore del suo animo, più vicino alla sofferenza che alla salvezza.
L’orecchio tagliato è un gesto estremo:
l’arte come necessità,
il tentativo di trasformare la ferita in espressione.

Il 23 dicembre 1888 – Vincent van Gogh, durante una grave crisi psicologica ad Arles, si taglia parte dell’orecchio sinistro dopo un violento litigio con Paul Gauguin.

FINCHÈ C’È MORTE C’È SPERANZA

Commemoriamo oggi la nascita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore de ‘Il Gattopardo’.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa abitava in una solitudine interiore che lo portava a preferire la compagnia dei propri spettri e dei propri ricordi a quella dei contemporanei. Questa sua indole, schiva e profondamente scettica nei confronti della natura umana, si traduce in un romanzo che è un’indagine sulla decadenza sociale, fisica e psicologica. L’autore affida al Principe uno sguardo capace di riconoscere la presenza della morte anche là dove la vita sembra ancora pienamente affermarsi. È nella fine che la sua interiorità trova un centro, poiché lì sappiamo che ogni cosa perde consistenza e il nulla si rende manifesto. Egli fa dire a Don Fabrizio, con un’amarezza che è tutta autobiografica: “Questa violenza del paesaggio, questa crudeltà del clima… tutto questo non è altro che desiderio di morte”. Lampedusa arriva a capovolgere il concetto stesso di futuro, vedendo nel tramonto l’unica forma di bellezza possibile e nella fine l’unica liberazione:“Finché c’è morte c’è speranza”. È la voce di un uomo che ha compreso la vanità delle passioni umane, riducendo anche l’amore a una fiammata transitoria: “L’amore… fuoco e fiamme per un anno, cenere per trenta”. Con questo scritto commemoriamo la nascita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, onorando la memoria di un uomo che ha saputo fare del tramonto la sua luce più bella.
DC

Riferimento: Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo

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LA TUA LUCE PREFERITA

È VUOTO IL FRIGO?

Botta e risposta tra Elly Schlein e Giorgia Meloni sul “frigo vuoto“.

UNA MONTAGNA DI CARTA

Caso Epstein: Il dipartimento ha ripubblicato le 119 pagine censurate , ma c’è polemica per i 16 files spariti.


Muti i fogli,
Sospinti da un vento inerme .
La polvere di anni dorme su una montagna di carta,
E si fa nebbia sulla vetta.
Nomi strappati
come pagine di un libro,
Si sentono ancora sentono i pianti ,
Come una luce che entra dalla finestra .
La verità ha un passo lento
E spesso cammina
Tra le rovine degli uomini.

MM


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L’ARTE DEL THINK BIG

IL GENIO E LA SUA NEBBIA

Donna Carmen ricorda oggi la nascita di Giacomo Puccini: analisi documentale sulla vita e il pensiero del compositore lucchese.

Analizzando l’ombra che avvolge costantemente la sua vita privata a Torre del Lago, le lettere dedicate al “mal di vivere” aprono una chiave di lettura che prende forma là dove il senso si consuma, nel tempo vuoto e nell’attesa senza esito. L’attrazione verso l’isolamento e la caccia silenziosa esiste perché lo spirito pucciniano non trova sollievo nel trionfo mondano e cerca istintivamente un vuoto capace di risuonare con il proprio silenzio interiore, ovunque esso si manifesti come assenza di ispirazione. La dualità tra la figura del Maestro acclamato e quella del “selvatico” solitario riflette la tendenza del genio a occupare uno spazio dove l’umano si dissolve nel paesaggio. Puccini definisce questa condizione come la sua vera natura: “Io non sono un uomo: sono un povero diavolo che attende che l’ora della noia passi… la mia vita è un deserto che solo la musica può, per pochi istanti, far fiorire”. Questa tensione verso un’autocommiserazione consapevole trasforma la vita quotidiana da semplice durata a manifestazione di una sensibilità amplificata. Ed è proprio in questo caso che bisogna comprendere come la sua personalità sfugga alle categorie del vittimismo, perché chi scava nelle proprie tenebre tende a trovare le armonie che consolano il mondo, ignorando spesso la luce che egli stesso proietta sugli altri.
DC

Riferimento: Giacomo Puccini, Epistolario

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