TROPPO VISSUTO

Il 22 marzo 1832 moriva Johann Wolfgang von Goethe, poeta, scrittore e pensatore tedesco.
Autore del “Faust”, ha unito arte, natura e conoscenza, raccontando l’uomo come eterno cammino.


Non eri quiete,
ma cammino.
Non sapevi restare.
Dentro la notte
cercavi un nome
alle cose che tremano.
La natura ti parlava
con voce lenta,
e tu restavi
a metà tra luce e ferita.
Vivevi i colori
come fragile amore:
la luce che muore
per aver troppo vissuto.
Per questo sei rimasto
nella follia gentile
di chi continua a sentire.

MM

IL CANTO DEI NAVIGLI

Il 21 marzo 1931 nasceva a Milano Alda Merini,
grande poetessa della fragilità e della luce.
Voce inquieta e luminosa,
ha trasformato il dolore in parola
e la follia in poesia.


Eri fragile
come parola di poesia,
che rompe gli argini
di un fiume quieto.
Tempesta breve,
colori di versi
che lasciano segni
sul cuore.
Ti hanno chiusa
in silenzi
fatti di sbarre,
ma dentro di te
la vita premeva.
Chiamavi Dio per nome
nel salotto di casa.
Parlavi di amori fragili,
carezze che non si sentono,
della parola
mai sussurrata.
Non te ne sei mai andata:
sei nella follia della normalità,
nel canto timido dei Navigli.
Ti ascolto ancora
quando la vita
mi chiama.

MM

LUCE OSTINATA

20 marzo 1852 — viene pubblicato “La capanna dello zio Tom” di Harriet Beecher Stowe.
Un romanzo che racconta, con dolore e umanità, la vita degli schiavi nelle piantagioni americane, dando voce alla dignità e alla sofferenza di un uomo che non smette di credere, anche quando tutto sembra perduto.


Nella notte lenta dei campi
il respiro è terra e dolore,
Tom,
è un filo che non si spezza.
Cammina piegato al vento,
al cenno del padrone,
ma lo sguardo è alto
come luce ostinata.
Non grida,
ma ogni passo è una ferita che parla,
ogni sguardo
un cielo negato agli uomini.
La sua capanna
è un cuore che sanguina piano
e arde in una fede
più grande della paura.
E quando il mondo
comincerà a cadere,
sarà la canzone
che non vuole finire,
quella poesia breve
che fa piangere
ogni volta.

MM

VENTO TRA LE SBARRE

11 marzo 1544 – nasce Torquato Tasso, tra i più grandi poeti del Rinascimento.
Autore della Gerusalemme liberata, conobbe anche la prigionia a Ferrara negli ultimi anni della sua vita.


Avevi negli occhi
la foresta e la croce,
l’eco lontana
di una Gerusalemme sognata.
Canto
tra mura chiuse.
Ma la poesia
non conosce catene:
passa tra le sbarre,
diventa vento,
e incendia ancora
la notte degli uomini.

MM

TRA FERITE E TENEREZZA

Il 9 marzo 1883 nasce Umberto Saba, poeta di Trieste.
Nei suoi versi la vita quotidiana diventa poesia, tra malinconia e umana tenerezza.


A Trieste
il mare ti ha insegnato la malinconia,
quella che non grida
ma resta sulle labbra
come sale.
E la poesia
era una carezza ruvida
sul volto del mondo.
Un uomo cammina
con le ferite nell’anima,
e la parola diventa
cura amorevole
per chi sa ascoltarla.
I segreti diventano versi
che il vento detta piano.
Tra ferite e tenerezza
ancora vive la tua voce,
sapendo che l’anima
è una creatura fragile
che chiede soltanto
di essere amata.

MM

SPECCHIO DI SGUARDI

3 marzo 1923 – uscì il primo numero di Time, fondato da Henry Luce e Briton Hadden, la rivista che avrebbe raccontato i volti e il tempo del mondo.


Nel rosso fermo
della cornice
arde un volto,
inciso nel tempo.
Ci siamo tutti:
sogni sparsi nel vento,
inquietudini
che svegliano la notte.
Il mondo
lo guarda in silenzio,
come un affresco,
la paura
di essere
specchio di altri sguardi.

MM

EBBRO DI LUCE

1 marzo 1938 – moriva Gabriele D’Annunzio, poeta della bellezza e dell’eccesso, voce ardente del suo tempo.
Con Il piacere e La pioggia nel pineto fece della vita un’opera d’arte, ebbrezza di luce e natura.


Eri peccato e preghiera,
superbo figlio della luce.
Ti ho visto bruciare
nel vento di versi.
Torcia inquieta
che non conosce la notte.
La natura ti contagiava
Come una malattia fatale:
Bellezza mai simile.
La poesia ti sanguinava
Addosso,
la tua cura.
Ne respiravi versi
Di un vino scuro,
Fino a starne ebro.
E ancora ti sento,
nel tremito delle foglie,
quando la vita vuole essere amata
senza perdono.

MM

ABITARE L’ABISSO

28 febbraio 1533 – nasce Michel de Montaigne, filosofo e scrittore francese, padre del saggio moderno: il dubbio diventa forma del pensiero.


Nella pietra più alta
della torre hai chiuso
il mondo
come un libro aperto al vento.
Non cercavi Dio
nei cieli altissimi,
ma nelle crepe della tua voce.
Hai amato il dubbio
come un amante inquieto:
ti feriva
e ti teneva vivo.
«Che cosa so?»
chiedevi al’anima
e il dubbio diventa forma del pensiero.
nei tuoi abissi.
Hai visitato mondi dentro di te,
viaggiando al suono
di altre culture.
Interrogo ancora me stesso
di fronte all’incertezza,
senza perdere il passo
nel volo.

MM

TRA MOSTO E VENTO

16 febbraio 1907 moriva Giosuè Carducci, primo italiano Premio Nobel per la Letteratura.
Autore di liriche celebri come San Martino, Pianto antico e Davanti San Guido, diede voce alla memoria classica e ai paesaggi d’Italia con una poesia solenne e vigorosa.


Nel marmo della lingua
pose il suo inverno,
con la durezza che solo l’amore
sa insegnare.
La patria, madre severa,
lo stringeva senza braccia:
una stanza fredda
vegliata dalla cenere.
L’ho incontrato
in una strada di novembre,
coi capelli tra le foglie;
il suo bacio profumava
di mosto e di memoria.
Poi,
seduto tra i cipressi,
insegnò al vento
come si diventa tempo.

MM

INQUILINI DEL TEMPO

12 febbraio 1804
Muore Immanuel Kant, tra i maggiori filosofi della modernità, pensatore del limite, del dovere e della libertà morale


Il tempo
ci attraversa inermi
come una casa crollata.
Noi,
inquilini delle nostre menti,
abbiamo viaggiato
per dovere,
seguendo una voce
senza carezze.
Hai messo Dio
dietro una porta
per non profanarlo,
perché nessuno
lo usasse
come una scusa.
La ragione è vestita
di spine.
Sa ferire.
Meglio sfiorarla piano:
volto pallido
della luna.
Ci hai insegnato
ad essere liberi:
una ferita viva
che non chiede guarigione.

MM

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